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Sulla collina del Pincio, nel luogo dove un tempo il generale romano Lucullo fece collocare i suoi celebri giardini, sorge Villa Medici, una residenza cinquecentesca che nel corso dei secoli subì molteplici trasformazioni. 

La storia di questo edificio ha inizio tra il 66 e il 63 a.C. quando Lucio Lucinio Lucullo fece costruire, oltre agli horti Luculliani, una grande villa che passò prima a Valerio Asiatico, poi a Messalina e infine ad alcunefamiglie patrizie.

Nella seconda metà del Cinquecento l’edificio fu ampliato e abbellito per volere del cardinale Crescenzi, allo scopo di trasformarlo in un palazzo che potesse rivaleggiare con le dimore signorili dell’epoca. 

Tra il 1564 e il 1575 Nanni di Baccio Bigio e Annibale Lippi eseguirono altri interventi per il cardinale Giovanni Ricci da Montepulciano, i cui eredi vollero dotare la villa di un ingresso monumentale su via di Porta Pinciana.

Nel 1576 il cardinale Ferdinando de’ Medici acquistò e ampliò la villa – che porta il nome – facendo costruire sul lato destro la galleria delle statue.

 

 

 

 

 

L’architetto incaricato dei lavori, Bartolomeo Ammannati, progettò di modificare la parte centrale dell’edificio, creando un appartamento nobile al di sopra della loggia e aggiungendo la seconda torre, verso Trinità dei Monti. Quando Ferdinando divenne Granduca di Toscana la villa passò ad Alessandro de’ Medici, il futuro papa Leone XI, il quale arricchì la collezione di famiglia con importanti reperti archeologici, tra quali va annoverata la cosiddetta Venere dei Medici.  

Quando la villa fu ereditata dagli Asburgo-Lorena, Pietro Leopoldo trasferì gran parte delle opere antiche della collezione alla Galleria degli Uffizi, privando la residenza e i giardini dei suoi arredi. 

I nuovi eredi finirono poi per disinteressarsi dell’immobile a causa degli ingenti costi di manutenzione e dello scarso utilizzo degli ambienti. 

Alla prima metà del Settecento molte opere d’arte, tra cui le statue collocate entro le nicchie della galleria e quelle della facciata, furono prelevate dal palazzo, immesse sul mercato antiquario e vendute.

Nel XIX secolo la proprietà venne acquistata dal governo francese che nel 1804 vi insediò l’Accademia di Francia, fondata nel 1666 da Luigi XIV per consentire ai giovani artisti francesi di perfezionarsi a Roma. Furono questi gli anni in cui il complesso tornò all’antico splendore grazie a campagne di restauro, lavori finalizzati a renderlo idoneo alla sua funzione e all’organizzazione di banchetti ed eventi mondani. 

La facciata interna, che dà sui giardini, è splendidamente decorata con bassorilievi, stucchi, festoni – alcuni provenienti dall’Ara Pacis Augustae – e statue secondo il gusto antiquario del tardo ‘500. 

 

 

 

Varcato l'ingresso sulla destra si trova la cosiddetta "rimessione" per le carrozze, oggi adibita alle mostre d'arte.

Percorrendo l’ampio scalone con la statua di Luigi XIV si accede all’appartamento del cardinale de’ Medici, composto da tre sale, riccamente decorate con gli affreschi di Jacopo Zucchi, dalle quali si giunge all’atelier del Bosco e al Padiglione Ferdinando de’ Medici, dove si trova la splendida Stanza degli Uccelli. 

Vero fiore all’occhiello del complesso è il Belvedere dal quale si può fruire dello straordinario panorama su tutta Roma e il giardino nel quale è conservato il gruppo scultoreo raffigurante i Niobidi (i sette figli e le sette figlie di Niobe) e un cavallo messaggero di morte, ritrovato vicino Porta San Giovanni. Gli originali sono statisostituiti per esigenze conservative da copie in gesso per impulso di Balthus, direttore dell’Accademia di Francia nel 1964. 

La villa è nota anche per la presenza, davanti al portale d’accesso su piazza della Trinità de’ Monti, della cosiddetta fontana della Palla di Cannone, realizzata nel 1589 da Annibale Lippi e costituta da una vasca ottagonale dalla quale si eleva un pilastro su cui poggia una tazza circolare di granito rosso a forma di coppa con una sfera in marmo bianco, al centro della quale zampilla l’acqua proveniente dall’acquedotto Felice.  Il nome deriva da una tradizione popolare la quale voleva che la palla di cannone, posta laddove in origine c’era il giglio mediceo, fosse stata esplosa da Castel Sant’Angelo da Cristina di Svezia. 

 

 

 

 

 

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