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Il rione Celio, situato sull’omonimo colle (l’ultimo dei sette ad essere compreso nella cerchia muraria di epoca repubblicana) deve il nome al condottiero etrusco Celio Vibenna, il quale conquistò i territori dell’altura nel VI secolo a.C., abitato poi da latini e sabini.

In epoca romana aveva un aspetto abbastanza accidentato, per via della presenza di numerosi precipizi boschivi, ma allo stesso tempo era dotata di una rete viaria che ancora oggi conserva le antiche denominazioni: le strade principali erano la via Tuscolana e la Caelimontana e l’approvvigionamento idrico era garantito dai quattro acquedotti che attraversavano l’intero colle: dell’Acqua Appia, Marcia, Iulia e Claudia.

 

 

I primi tre erano sotterranei, mentre l’ultimo era su archi e fu lo stesso Nerone a farlo erigere per portare l’acqua alla sua immensa villa.

Congiuntamente iniziò a diffondersi, tra i romani più illustri, la pratica di far costruire lungo il tratto dell’Appia Antica, le proprie sepolture tra le quali si annovera quella appartenente agli Scipioni. 

In età augustea tutta l’area divenne la seconda regione dell’Urbe e fu occupata da ricche abitazioni, templi e edifici pubblici.

L’aspetto di tutta la valle venne modificato prima da Nerone con la fantasiosa e lussuosa Domus Aurea e poi dai Flavi con il Colosseo, eretto laddove anticamente c’era un lago.

Nel 410 tutta l’area del Celio fu tragicamente devastata dai Visigoti di Alarico e nel VI secolo Totila, re degli Ostrogoti, fece tagliare tutti gli acquedotti determinando l’abbandono del colle.

 

 

Nel IX secolo il colle fu oggetto di importanti sviluppi urbanistici, con la costruzione della diaconia di S. Maria in Domnica e la chiesa dei Santi Quattro Coronati.

Durante il Medioevo sorsero chiese e monasteri, come la Basilica di San Clemente e di Santo Stefano Rotondo.

Dopo un periodo di arresto dell’urbanizzazione, nel Seicento l’area fu oggetto di importanti imprese edilizie, specialmente riferite a vigne e ville, come quella detta della Navicella, ora Celimontana, mentre nei primi anni dell’Ottocento, per volere di Pio VII, venne istituito un semenzaio, un vivaio riparato dove era possibile coltivare le sementi, detto di San Sisto per via della valle omonima che lo ospita.

Dopo il 1871 tutta l’area fu oggetto di mire speculative e di una decisa urbanizzazione, avendo come suo fulcro il nuovo Ospedale Militare, i cui la vori di costruzione terminarono nel 1891 e determinarono l’abbattimento di villa Casali.

Nel 1921 il Celio venne nominato XIX rione di Roma, a seguito della suddivisione del X, il rione Campitelli.

 

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