Alla fine del periodo repubblicano, Roma è la capitale di un impero immenso che si estende dalla Gallia all’Asia Minore. L’antico foro romano, articolato lungo la via sacra, sembra ormai insufficiente per tutte le funzioni commerciali, politiche ed amministrative della accresciuta popolazione di Roma.
                                         


Il primo ad avviare la costruzione di una nuova piazza fu Gaio Giulio Cesare, nel 54 a.C. Al foro di Cesare seguiranno immediatamente quello di Augusto, il foro della Pace fatto costruire da Vespasiano, il foro di Nerva, ed infine il grandioso foro di Traiano, affiancato dal complesso dei mercati traianei.

Gli scavi dei fori imperiali furono condotti tra il 1932 ed il 1933, in maniera molto affrettata e determinati dall’urgenza dell’apertura della nuova Via dell’Impero (poi Via dei Fori Imperiali) piuttosto che da serie motivazioni scientifiche ed archeologiche. Una parte considerevole dei monumenti, mai portata alla luce, giace tuttora sotto il lastricato moderno.

La costruzione del Foro di Cesare fu avviata verso il 54 a.C. dal grande condottiero; come apprendiamo da Cicerone, l’esproprio dei terreni privati dovette costare circa 60 milioni di sesterzi. Il Foro di Cesare era costituito da una piazza di forma rettangolare (lunga m. 160, larga m. 75) delimitata da colonnati, sul fondo della quale, verso nord-ovest, era situato il tempio di Venere Genitrice, costruito in seguito ad un voto fatto da Cesare prima della battaglia di Farsalo contro Pompeo. Dopo la morte di Giulio Cesare, l’opera fu terminata dal suo successore Ottaviano Augusto. Del Foro di Cesare restano attualmente alcune colonne ed il podio relativi al tempio di Venere, nonché porzioni dei colonnati e dei portici che delimitavano la piazza e numerosi frammenti architettonici sparsi in tutta l’area.

Il Foro di Augusto è il secondo in ordine di tempo dopo quello di Cesare; fu realizzato da Augusto con il ricavato dei bottini di guerra. La costruzione della piazza, inquadrata da poderosi colonnati e circondata su due lati da due esedre semicircolari decorate da statue e preziosi cicli di bassorilievi, chiusa sul lato di fondo dalla mole del tempio di Marte Ultore (ovvero “il vendicatore”), fu decisa da un voto fatto prima della battaglia di Filippi, nel 42 a.C., in cui morirono Bruto e Cassio, gli assassini di Cesare. I cantieri durarono circa 40 anni, e solo nel 2 a.C. fu possibile procedere alla inaugurazione. Del Foro di Augusto sono oggi apprezzabili i cospicui resti del tempio, con il suo splendido colonnato di ordine corinzio, l’intera esedra settentrionale e buona parte dell’esedra meridionale.

Il Foro della Pace, costruito da Vespasiano tra il 71 ed il 75 d.C. per commemorare la vittoria sugli Ebrei, chiude il complesso dei fori in direzione del Colosseo. Si tratta di un enorme complesso monumentale costituito da una piazza quadrata con portici e colonnati, sul fondo della quale, verso sud, si apriva il Templum Pacis, dedicato per l’appunto alla Pax a seguito della conclusione vittoriosa della guerra giudaica. Il complesso giace quasi interamente sotto la strada moderna: ne sopravvivono alcune parti in corrispondenza della Basilica di Massenzio e della chiesa dei SS. Cosma e Damiano, nonché nella medievale Torre dei Conti, al termine di Via Cavour. In un’aula del foro della Pace, destinata a biblioteca, era affissa alla parete la celebre Forma Urbis Severiana, la planimetria marmorea di Roma in scala 1:240 voluta da Settimio Severo come sorta di catasto ufficiale della città di Roma.

Il Foro di Nerva, detto anche Foro Transitorio, è situato tra il Foro di Augusto ed il Foro della Pace; la sua denominazione particolare è dovuta al fatto che la piazza, di forma molto stretta ed allungata, serviva da passaggio tra il quartiere densamente popolato della Suburra e il foro repubblicano. Fu costruito interamente da Domiziano, ma inaugurato dopo la sua morte da Nerva nel 97 d.C. Il foro è quasi interamente sepolto sotto via dei Fori Imperiali: sopravvive una piccola porzione delle fondamenta del tempio di Minerva, demolito agli inizi del XVII secolo per ricavare materiale da costruzione per la Fontana dell’Acqua Paola sul Gianicolo. Una coppia di colonne corinzie, che sorreggono un architrave recante un magnifico bassorilievo con il mito di Aracne, è tuttora in situ lungo uno dei lati lunghi del foro.


Ultimo e più grande dei fori di Roma, il Foro di Traiano fu costruito tra il 107 ed il 113 d.C. Per far posto al grande complesso, fu addirittura tagliato il colle che univa il Campidoglio ed il Quirinale, aprendo un varco verso il Campo Marzio. Lungo m. 300 e largo m. 185, si articolava in una piazza di forma rettangolare con il lato adiacente al Foro di Augusto curvilineo, e gli altri rettilinei; al centro era collocata la statua equestre dell’imperatore Traiano, che ancora nel 357 d.C. con la sue dimensioni poté colmare di ammirazione l’imperatore Costanzo II; sui lati lunghi la piazza era inquadrata da due grandi esedre semicircolari, ad imitazione di quelle del foro augusteo. Da questo complesso si accedeva verso nord alla Basilica Ulpia, destinata a funzioni di pubblica utilità quali processi, mercati ecc, e da questa si accedeva in seguito alle due sale simmetriche della biblioteca greca e della biblioteca latina, contenenti i volumina con testi filosofici, letterari ed artistici. Le due biblioteche inquadravano la celebre Colonna Traiana, monumento funerario dell’imperatore, unico monumento di Roma perfettamente conservato. Sul fusto della colonna, inaugurata nel 113 d.C., sono narrate in un bassorilievo continuo con sviluppo elicoidale della lunghezza di 200 metri, le due campagne condotte da Traiano contro i Daci (occupanti l’odierna Romania), nel periodo tra il 101 ed il 106 d.C. Impressionante è il realismo con cui vengono rappresentati gli episodi delle guerre daciche: battaglie, scene di vita al campo, esecuzioni, costruzioni di fortificazioni, tutto è riportato con una precisione calligrafica degna dei maggiori artisti dell’epoca. Si è voluto fare il nome del grande Apollodoro di Damasco, l’architetto siriano autore del progetto complessivo del foro traianeo e anche dei cosiddetti Mercati Traianei, insieme di tabernae destinate al commercio al dettaglio, voluti dall’architetto proprio accanto alla piazza del foro, tra questa e la Via Biberatica.

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