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A pochi chilometri da Roma sorge, su una parte di fascia costiera nota come Etruria Meridionale, il castello di Santa Severa.

Questa imponente costruzione, risalente al Mille, era circondata da un triplice giro di mura che, insieme all’adiacente aggregato edilizio, formava il complesso castellano

La storia di questo sito affonda le radici nell’età del bronzo, periodo in cui sul territorio era sorto un villaggio costiero di cui oggi rimangono delle tracce grazie ai ritrovamenti ceramici. 

Successivamente nell’area ssviluppò l’importante abitato etrusco di Pyrgi che fu il porto principale di Caere– oggi conosciuta come Cerveteri – fino alla sua distruzione per mano della flotta di Dionisio I di Siracusa nel 384 a.C.

 

Secondo la tradizione cristiana a Santa Severa la giovane Severa, con i fratelli Marco e Calendino, ricevette il martirio il 5 giugno 298 e testimoni del tragico evento sono i resti di una chiesa paleocristiana e un fortilizio dedicati alla santa

Nel corso dell’alto medioevo si sviluppò sulle rovine della cittadina romana un piccolo borgo medievaleaffiancato da un castello, eretto nell’XI secolo. Nel 1068 si ha il primo riferimento scritto al complesso, quando il cavaliere normanno Gerardo di Galeria, donò la chiesa e il castello all’abbazia di Farfail quale a sua volta, nel 1130 la cedette su richiesta dell’antipapa Anacleto II alla Basilica di San Paolo fuori le mura

La tenuta subì molteplici passaggi di proprietà, fu prima degli Orsini e poi degli Anguillara, fino a quando l’8 aprile 1482 entrò a far parte dei possedimenti del Pio Istituto di S. Spirito in Sassia di cui è ben visibile lo stemma.  

 

 

Tra il Cinquecento e il Seicento il castello visse un periodo di grande splendore grazie agli interventi di restauro e rifacimento promossi da monsignor Bernardino Cirillo per potenziare le difese di Santa Severa dalle incursioni dei pirati marittimi. 

A partire dall’epoca rinascimentale il castello divenne una delle mete preferite di papi – tra i quali è possibile ricordare Gregorio XIII, Sisto V e Urbano VIII – per brevi soggiorni, specialmente durante le traversate tra Roma e Civitavecchia

Dalla fine del XVII secolo la cittadella visse un periodo di lunga decadenza, fino a quando, nel 1943, fu utilizzata dai Tedeschi come base strategica militare. 

Nel 1978 il castello e l’abitato sono passati alla Regione che ha promosso, con la collaborazione di altre istituzioni, lavori di ristrutturazione che hanno portato alla luce preziosi materiali archeologici, riferibili a insediamenti probabilmente risalenti agli inizi del secondo millennio a.C. 

Tra il 1994 e il 1996 due importanti interventi, promossi dalla Provincia di Roma, hanno portato al consolidamento e restauro della torre angolare circolare del alto a mare del castello e della torre Saracena, che dopo anni di abbandono, aprì al pubblico il 20 aprile 1997. 

La costruzione si articolava su due livelli, piano terra e piano nobile, con un marciaronda in corrispondenza dell’attuale secondo piano mentre un ampio fossato con l’acqua di mare ne aumentava le difese. 

Attualmente l’edificio ha una forma rettangolare con torri angolari e mura perimetrali, torri comprese, con terminazione a sbalzo su beccatelli a triplice sporto in pietra con caditoie per la difesa piombante al pari dell’adiacente maschio.  

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