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Sulla via Ardeatina, il cui nome deriva da Àrdea capitale dei Rutuli, poco distanti dalle tombe di San Callisto, si incontrano delle cave, le cosiddette Fosse Ardeatine, divenute tragicamente note nel corso della Seconda Guerra Mondiale per il massacro perpetrato dagli occupanti tedeschi il 24 marzo 1944, ai danni di 335 uomini scelti a caso tra i detenuti delle prigioni di Via Tasso e del carcere Regina Coeli.  

All’indomani della Liberazione il comune di Roma decise di indire un bando di concorso per erigere sul luogo della vendetta tedesca un monumento commemorativo dei martiri e di tutti i caduti. Il progetto prevedeva la costruzione di un sacrario, il consolidamento delle gallerie ipogeiche e la sistemazione del piazzale d’ingresso.

Nel 1946 vennero selezionate le proposte di due gruppi di architetti e artisti, Risorgere e Uga, chiamati a collaborare alla realizzazione di questo grande monumento della memoria.

Un cancello in bronzo a traforo di spine, lungo sei metri, opera dell’architetto Mirko Basaldella, segna l’entrata nel Mausoleo, circondato da un muro di cinta in opus incertum, la cui costruzione ebbe inizio il 22 novembre 1947, poi inaugurato nel marzo del 1949.

 

 

Tre elementi strutturano il piazzale: la collina a destra, l’ingresso alle gallerie di fronte e sul lato sinistro la statua in travertino realizzata da Francesco Coccia, alta 6 metri e intitolata Le tre età.

L’opera fa riferimento alle tre età dell’uomo e al fatto che le vittime delle fosse ardeatine erano tutte uomini di un’età compresa tra i 15 e i 74 anni. I personaggi del gruppo scultoreo, l’uno dando le spalle all’altro, hanno le braccia legate e guardano ciascuno verso tre punti significativi: le cave, il grande sepolcro e il piazzale d’ingresso.

Coccia è anche l’autore dell’arco in travertino e bronzo sito all’interno delle grotte, dove viene collocato nel 1949.

Nella parete di tufo dell’antica cava di pozzolana si trova l’imbocco delle gallerie ipogeiche che conducono al luogo dell’eccidio, dove è stato vietato ogni progetto ad eccezione del semplice consolidamento e della collocazione di altri due cancelli di Basaldella a circoscriverne il perimetro.

L’elemento architettonico che cattura l’attenzione è sicuramente il grande monolite che si erge sul lato sinistro rispetto all’ingresso alle grotte. Si tratta di una gigantesca pietra tombale che funge da copertura dei sacelli delle 335 vittime dell’eccidio, una lastra realizzata servendosi di materiali diversi provenienti da varie parti d’Italia.

Il sacrario si compone di 336 tombe, disposte su quattordici file. Uno, il primo a sinistra, è dedicato a tutti i martiri italiani morti per mano dei nazifascisti e la numerazione segue l’ordine di ritrovamento dei corpi.

Alle spalle del monolite si erge il Museo dei cimeli, nel quale viene ricostruito in modo puntuale, attraverso documenti, oggetti, pubblicazioni a stampa e immagini, il contesto in cui si sono verificati gli eventi del 23-24 marzo 1944.

È in questo luogo che si crea l’incontro tra natura, scultura e architettura.

Appuntamento all'ingresso del sito in Via Ardeatina 174, quota di partecipazione euro 12 adulti, euro 6 minori di 18 anni, gratis sotto 10 anni. Per informazioni e prenotazioni chiamare il 3281640180, oppure scrivere a segreteria@romoloeremo.com, lasciando tutti i riferimenti per essere ricontattati; pagamento in loco alla guida, che sarà riconoscibile con un cartello Romolo e Remo.

 

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