Gian Lorenzo Bernini è stato scultore di eccelso talento e dal carattere irruento, come molti creativi del suo tempo, lo si ricorda anche per quello. Fu definito l’artista dei papi, poiché durante la sua sfavillante e longeva carriera, nonostante qualche battuta d’arresto, ebbe il favore dei pontefici; ben 8 furono, infatti, i suoi committenti in Santa Sede.

Bernini nasce a Napoli nel 1598 e, ancora bambino, si trasferisce a Roma con la famiglia, poiché suo padre, scultore, era stato chiamato dal pontefice Paolo V Borghese. Il giovane Gian Lorenzo inizia a formarsi nella bottega paterna, lavorando prima al fianco del padre per poi iniziare una carriera sempre in ascesa ed in piena autonomia. La Barcaccia, fontana in piazza di Spagna (recante le insegne dei Barberini) è infatti nata dalla collaborazione dei due e commissionata, nel 1626, da Urbano VIII. Altra splendida opera  urbanistica di Bernini è la fontana del Tritone, in piazza Barberini, commissionata nuovamente dal medesimo pontefice, rappresenta ulteriore opera celebrativa del potere della famiglia nella Roma dell’epoca.

 

 

 

 Quando si parla del Bernini, però, il pensiero va subito al suo operato in San Pietro con il colonnato adornato dalle sculture di santi e il baldacchino della Cattedra di San Pietro che fu, tra l’altro, causa di invettive contro il pontefice per via dell’utilizzo di bronzi antichi estratti ad hoc dal Pantheon per la realizzazione delle monumentali colonne tortili . A questo noto episodio si riferisce una frase storica tramandata nei secoli e che addirittura, alcuni ritengono anacronisticamente, si vide comparire sulla statua parlante del Pasquino in piazza Navona: “Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini”, ossia “Ciò che non fecero i barbari lo fecero i Barberini”. All’interno di San Pietro, lo scultore realizzò, tra l’altro, i due monumentali sepolcri di Alessandro VII Chigi e dello stesso Urbano VIII Barberini.

Il progetto di ponte Sant’Angelo, fu poi ulteriore soddisfazione per Bernini, che vi lavorò con un nutrito numero di allievi sotto committenza di Clemente IX, nella seconda metà del XVII secolo.

 

 

Le sculture raffigurano una serie di angeli che ripercorrono, nella loro iconografia specifica, la Passione di Nostro Signore. Bernini scolpì di suo pugno, con l’ausilio del figlio Paolo, solo l’angelo con la corona di spine e quello col cartiglietto, opere che furono sostituite da copie realizzate rispettivamente dall’allievo Paolo Naldini e dal Bernini con un altro collaboratore, Giulio Cartari. Le originali sono oggi situate in Sant’Andrea Delle Fratte. Si dice che questa sostituzione fu voluta dal pontefice che le ritenne talmente perfette da temere che le intemperie potessero danneggiarle. 

In realtà si ritiene che lo stesso pontefice volesse tenerle per sé. Le due opere, dopo un certo periodo di tempo, in seguito alla salita al soglio del pontefice successore al Rospigliosi, furono portate dal Bernini stesso in Sant’Andrea, Basilica retta a tutt’oggi dai Padri Minimi di San Francesco di Paola.

Quando si parla di questo scultore non si possono non citare due tra le sue opere più intense e cioè l’Estasi della Beata Ludovica Albertoni, nella chiesa di San Francesco A Ripa e La Transverberazione di Santa Teresa D’Avila, in santa Maria della Vittoria. Nel candore del marmo purissimo che riflette la luce dorata degli stucchi barocchi, la santa e la beata vengono raffigurate nel momento dell’estasi, del massimo “rapimento” divino.

Numerosi sono però il luoghi di Roma legati a questo scultore eccelso, ne sono stati qui citati solo alcuni dei più importanti. È possibile rendere omaggio a questo artista, simbolo del Barocco a Roma, nella Basilica papale di Santa Maria Maggiore, dove dal 1680, è sepolto nella tomba di famiglia sulla cui lapide campeggia l’epitaffio “Nobili familia Bernini resurrectionem expectat” “La nobile famiglia Bernini qui aspetta la Resurrezione“.

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