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Alle pendici del Gianicolo, nell’omonima piazza, sorge la Chiesa dedicata a Sant’Onofrio, che visse da eremita per circa sessant’anni nel deserto. 

Nel 1419 Niccolò da Forca Palena, un frate proveniente da Sulmona, decise di acquistare dei terreni sui quali edificare un romitorio, impiegando il denaro derivante da elemosine e donazioni. I lavori di costruzione iniziarono nel 1439 e furono ultimati nel 1446, con l’apertura della cosiddetta Salita di Sant’Onofrio, una via che si snoda dalla chiesa fino a via della Lungara, al fine di rendere più agevole l’accesso dei fedeli.  

 

 

Vent’anni dopo, questo piccolo edificio fu oggetto di importanti interventi, quali l’ampliato e annessione di una chiesa, un chiostro e un convento, che furono ultimati solo nel Cinquecento.

Nel 1588 papa Sisto V propose di elevare l’edificio sacro a titolo presbiteriale, sistemando la strada poi lastricata per volere di papa Clemente VIII nel 1600.

L’accesso al complesso è reso possibile percorrendo una scalinata che conduce al portico, caratterizzato da una parte superiore finestrata scandita geometricamente; le lunette collocate sopra le arcate sono decorate da affreschi del Domenichino e raffigurano episodi della vita di San Girolamo compresi di didascalie in latino. Alla fine del portico si aprono una serie di cappelle: a destra quella della Madonna del Rosario, eretta dal patrizio Guido Vaini per sé e per la sua famiglia, qualificata da una facciata barocca decorata da Agostino Tassi; e a sinistra la cappella dedicata a San Girolamo, che ospita il monumento funebre del celebre poeta Torquato Tasso.

 

 

Superato il colonnato e il sagrato, si accede al chiostro, forse la parte più antica del complesso. Fu costruito a metà del XV secolo e dotato di una galleria porticata al piano superiore, le cui lunette furono affrescate dal Cavalier d’Arpino e scuola in occasione del giubileo del 1600. Le pitture murali narrano le storie di Sant’Onofrio, il quale si ritirò a vivere da eremita e quando gli abiti, ormai completamente logori, si ridussero a brandelli avvenne un miracolo, la chioma iniziò a crescere a dismisura raggiungendo una lunghezza che riusciva a ripararlo dal freddo. Questo evento spiega perché il santo è oggi riconosciuto come il patrono dei tessitori.

L’interno è a navata unica con volta a crociera, fiancheggiata da cappelle laterali e terminante con un’abside a forma di poligono decorata da affreschi attribuiti a Baldassare Peruzzi e aiuti raffiguranti episodi biblici. 

Nella prima cappella a destra, sulle due vele della volta, degna di nota è L’Annunciazione di Antoniazzo Romano e il Padre eternonel tondo, attribuibile al Peruzzi.

La seconda cappella ospita una ricca decorazione a stucchi e affreschi, una pala d’altare raffigurante la Madonna di Loreto, ascrivibile alla scuola di Annibale Carracci e, nell’altare maggiore una pittura murale raffigurante Sant’Anna che insegna a leggere a Maria

 

 

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