Passeggiando per la città di Roma, non si può non recarsi in visita alle splendide chiese dell’Aventino: la Basilica di Santa Sabina, quella dei Santi Bonifacio e Alessio e la chiesa di Santa Prisca.

Tutti e tre gli edifici sono dedicati a santi morti martiri. È importante ricordare come il culto di questi ultimi fosse diventato importantissimo a Roma e non solo, e come già nelle catacombe avvenissero i relativi pellegrinaggi dei fedeli, fenomeno rafforzatosi anche grazie alla figura di Papa Damaso I.

 

 

Santa Sabina è un edificio molto importante, tra le varie cose, infatti, possiede una testimonianza iconografica di grande rilevanza. Sul prezioso portale ligneo istoriato con scene della vita di Gesù e risalente al V secolo, è raffigurata la più antica crocefissione che ci sia pervenuta ad oggi. Il Cristo è infatti, rappresentato in croce, sul Golgota, con ai lati i due ladroni. Questa basilica è legata alla figura di san Domenico di Guzmàn, fondatore dell’Ordine Domenicano,  poiché nel XIII secolo fu affidata allo stesso santo che vi si trasferì con alcuni confratelli. A tal proposito,  due sono le più note testimonianze che San Domenico lasciò: la prima è un albero d’arancia dolce, ritenuto miracoloso, i cui semi furono portati dalla Spagna e piantati qui per la prima volta in assoluto dal santo stesso. Ela pianta è visibile nel giardino del chiostro. Poi, la famosa colonna di marmo che tradizione vuole fosse stata lanciata contro il santo spagnolo dal demonio e nota come “lapis diavoli”.

 

 

La Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio risale anch’essa allo stesso periodo di Santa Sabina. Inizialmente, era intitolata solo a Bonifacio.

Dopo qualche tempo, venne cointitolata anche a Sant’Alessio martire, poiché si riteneva che l’edifico fosse stato costruito proprio sulla casa del padre del martire. Nel corso degli anni, come la quasi totalità degli edifici sacri, ha subito alcuni rimaneggiamenti. Al suo interno, è fruibile la scultura settecentesca di Andrea Bergondi, raffigurante Sant’Alessio, una preziosa icona bizantina di epoca medievale e altre opere d’arte di pregio. Sono, inoltre, custodite le reliquie di San Tommaso Becket.

 

 

La chiesa di Santa Prisca fu edificata tra il IV ed il V e sorge su di una antica domus ecclesia, primitivo luogo di culto cristiano e segreto, che trovava spazio in appartamenti privati durante il periodo delle persecuzioni. Rimaneggiata anch’essa nel tempo, consta di una facciata seicentesca opera dell’architetto aretino Carlo Lambardi. Al suo interno, nell’abside riccamente e finemente decorato, è situata  una splendida pala d’altare raffigurante la giovinetta Prisca che viene battezzata da San Pietro, opera del pittore toscano Domenico Cresti, meglio noto come Passignano, soprannome derivato dal suo luogo di nascita. Proprio questo episodio della vita della santa è legato ad un ulteriore oggetto custodito nella chiesa e cioè il fonte battesimale, che tradizione vuole fosse proprio quello presso cui la martire ricevette il sacramento. Di grande rilievo la presenza del  Mitreo che testimonia la coesistenza dei due culti, mitralico e  cristiano, in antichità.

 

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