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Al XIX chilometro dell’antica via Flaminia, nella campagna a nord di Roma, sorge il celebre arco di Malborghetto, un tetrapilo di dimensioni imponenti, verosimilmente costruito da Costantino dopo la vittoria su Massenzio, nel luogo in cui si narra che l’imperatore ebbe la miracolosa visione della croce che determinò la sua vittoria.

Originariamente era un arco quadrifronte, eretto nel IV secolo d.C. all’incrocio tra la via Flaminia e la via Veientana, posto su quattro pilastri in opera cementizia e decorato con statue e colonne. 

Questo antico monumento romano nel corso dei secoli subì numerose modificazioni strutturali e funzionali.Nel Medioevo era stato trasformato prima in una chiesa a pianta greca, dedicata a San Nicola, poi in un casale circondato da un borgo fortificato, il Burgum S. Nicolai de Arcu Virginis. Nel 1485 fu quasi interamente distrutto da un incendio divampato durante le lotte tra i Colonna e gli abitanti di Sacrofano, che avevano degli alleati nella famiglia Orsini.

 

 

 

Nel XVI secolo diventò una taberna con ospitium per i pellegrini per poi cadere in uno stato di completo abbandono e da allora indicato con il toponimo Malborghetto. 

Nel XVIII secolo il Capitolo di San Pietro, che era proprietario del fondo dal 1278, lo affittò alle Poste Pontificie che ne fecero una stazione di posta tra Prima Porta e Castelnuovo di Porto, mantenendo questa funzione fino a quando Pio VI non soppresse il servizio postale.

Nel 1892 il casale venne acquistato e restaurato dallo Stato italiano che ne fece la sede di un Museoarcheologico che ancora oggi conserva preziosi manufatti tra i quali spiccano due statue acefale provenienti dalla zona di Grottarossa e un’ara funeraria rinvenuta nei pressi di Ponte Milvio. 

La fortunata riscoperta dell’Arco di Malborghetto si deve al giovane archeologo tedesco Fritz Töbelmann, il quale agli inizi del secolo scorso grazie ad un minuzioso lavoro di ispezione delle murature e di analisi stilistica, giunse alla conclusione che era stato eretto per ricordare la vittoria di Costantino su Massenzio. Durante le indagini fu rinvenuto, sotto l’intonaco della volta centrale dell’arco, un bollo laterizio databile al regno di Diocleziano. 

 

 

 

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