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La chiesa di Santa Maria in Monserrato, dedicata alla Vergine del santuario spagnolo di Monserrat, sorge nell’omonima via del rione Regola, laddove nel ‘300 era stato eretto, inglobando la cappella di un piccolo ospedale, un edificio sacro intitolato a S. Niccolò dei Catalani.

La storia di questo edificio sacro inizia nel 1354 quando una nobildonna spagnola decise di fondare, nella casa da lei acquistata in via Arenula, un piccolo ospedale dedicato a San Niccolò che avrebbe accolto e offerto le cure necessarie ai suoi connazionali, al quale era annessa una cappella trasformata poi in chiesa.

A distanza di un secolo, precisamente nel 1495, l’allora pontefice Alessandro VI decise di fondare lì la Confraternita degli Spagnolie di costruire una chiesa che fosse più ampia e imponente di quella sulla quale sorgeva.  

Il nuovo edificio fu costruito su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane nel 1518, ma a causa della mancanza di fondi i lavori furono subito sospesi e ripresi, solo vent’anni dopo, dall’architetto Beniamino Valperga, unitamente alla creazione di un ospizio destinato ad ospitare i viandanti spagnoli. 

 

 

La campagna di edificazione fu ultimata solo nel 1673-75 diventando la chiesa degli Aragonesi e dei Catalani come suggerisce il gruppo della Madonna col Bambino che sega la roccia – una chiara allusione alla montagna del santuario catalano di Monserrat – che corona il portale settecentesco.  

Alla fine del ‘700, l’edificio sacro cadde in uno stato di abbandono poiché la comunità spagnola residente a Roma era ormai dedita alla frequentazione della chiesa di S. Giacomo in Piazza Navona. Quest’ultima cadde poi in disuso e gran parte dei beni artistici furono trasferiti nella chiesa di Santa Maria in Monserrato, che nel frattempo era tornata al culto. 

Riaperta nel 1818 per avviare una campagna di restauro, venne poi riaperta nel 1822 accompagnata dai lavori di ampliamento del limitrofo ospizio, secondo un progetto affidato ad Antonio Sarti.  

Risalgono al XIX secolo gli interventi sull’ordine superiore della facciata e la decorazione interna.

 

 

L’interno, frutto dei restauri degli anni ’20, è a navata unica con cappelle laterali nelle quali sono conservate opere di grandi maestri: S. Diego d’Alca di Annibale Carracci, l’Annunciazione di Francesco Nappi, il S. Giacomo del Sansovino, proveniente da S. Giacomo e monumenti funebri di scuola di Andrea Bregno. 

Questo edificio sacro custodisce anche le spoglie di Alfonso III, l’ultimo re di Spagna prima di Juan Carlos di Borbone, e dei due papi spagnoli, Callisto III e Alessandro V.

Nel portico dell’annesso Collegio Spagnolo è possibile ammirare i monumenti funebri del XV-XVI secolo mentre nella sala delle conferenze è conservato il Monumento funebre con busto del cardinale Pietro Montoya di Gian Lorenzo Bernini. 

 

 

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