La città di Tivoli (RM) sorge sulle pendici occidentali dei Monti Tiburtini, un’area con delle condizioni favorevoli per lo sviluppo di un centro urbano fin dall’antichità: il clima (Tivoli si trova più in alto rispetto a Roma, a 235 m slm a dominare la pianura della campagna romana; l’estate tiburtina è più mite di quella romana), la posizione strategica (possibilità di controllare tutti i traffici da e per l’Abruzzo), la relativa vicinanza con Roma (le due città erano collegate tramite la via Tiburtina-Valeria) e la presenza del fiume Aniene (all’epoca il fiume era navigabile, e quindi una via di comunicazione tra Roma e Tivoli).
 
       
 
Il villaggio dell’antica Tibur fu fondato nel 1215 a.C. e la sua storia si intrecciò spesso con Roma: continue guerre fino alla completa annessione con tutto il Lazio nel 338 a.C. Dal II sec. a.C. si registra un grande cambiamento urbanistico, con la costruzione di importanti edifici pubblici: il Santuario d’Ercole Vincitore, il Tempio della Tosse, il Foro, l’Anfiteatro di Bleso e l’Acropoli, di cui rimangono ancora oggi i due templi dedicati a Tiburno (l’eroe fondatore di Tivoli; il tempio rettangolare) e a Vesta (o forse alla Sibilla Albunea; tempio circolare). Durante la tarda età repubblicana Tivoli divenne un “posto alla moda”: i più ricchi tra i romani vi costruirono le proprie ville di otium o di “villeggiatura”. Le pendici dei Monti Tiburtini sono disseminati dai ruderi di queste ville, datate almeno tra il III e il IV sec. d.C.: con la fine dell’epoca romana e il susseguirsi delle invasioni barbariche che provarono la città, ai resti di epoca romana si sovrapposero quelli medievali per interventi di ristrutturazione urbanistica.
 
Tivoli entrò a far parte dello Stato della Chiesa e in età rinascimentale si registra una nuova attività edilizia, esemplificata soprattutto dalla Rocca Pia, del 1461, che segna la definitiva assoggettazione allo stato pontificio. Nel 1500 papa Giulio III scelse come governatore della città di Tivoli Ippolito d’Este (figlio di Lucrezia Borgia e di Alfonso I d’Este) che si trasferì nella cittadina costruendo la sua grandiosa residenza.
 
Tivoli è famosa per la presenza di tre grandi complessi, due dei quali patrimonio dell’UNESCO: Villa Adriana, Villa d’Este e la meno famosa ma non meno affascinante Villa Gregoriana. Questi tre complessi, anche se datati a periodi storici differenti sono accomunati dalla presenza delle acque del fiume Aniene.
 
Villa Adriana: La più grande residenza mai costruita da un imperatore romano, ha un’estensione di 120 ettari (Pompei ne occupava “solo” 60). Situata su un pianoro ai piedi dei Monti Tiburtini, nelle vicinanze del fiume Aniene e di cave per materiali da costruzione quali pozzolana, argilla per i mattoni, travertino, legno: la villa è stato un cantiere aperto per ventuno anni consecutivi (da quando Adriano fu acclamato imperatore nel 117 d.C. e i lavori furono sospesi alla notizia della morte dell’imperatore, nel 138 d.C.) e per un cantiere del genere una condizione necessaria era la vicinanza proprio di cave per estrazione di materiale da costruzione, per risparmiare tempo e denaro. Villa Adriana non è solo residenza privata dell’imperatore, ma è al tempo stesso anche residenza imperiale: una serie di edifici destinati alla vita privata di Adriano (il Teatro Marittimo, definita “la villa nella villa”, il suo appartamento privato), ben quattro impianti termali anche per il personale di servizio che lavorava per la manutenzione degli edifici, diverse sale triclinari (le sale per quei banchetti sontuosi che l’imperatore offriva ai suoi ospiti più illustri; si ricordano la Piazza d’Oro, il Canopo, la sala con le Tre Esedre), quadriportici che circondano specchi d’acqua (Pecile, Quadriportico con Peschiera). Per fare in modo che l’imperatore potesse vivere tranquillamente la sua vita privata e politica all’interno delle sue stanze, sotto la villa si sviluppa una serie di 7 km di gallerie sotterranee (al momento non accessibili al pubblico) proprio per gli operai e per il personale di servizio che quotidianamente lavorava nella residenza. Gli alloggi del personale di servizio comunicano direttamente con l’ingresso di queste gallerie di servizio. Della residenza oggi si conservano solo 40 ettari e solo le strutture murarie, i rivestimenti in marmo del pavimento e delle pareti, le sculture che decoravano le stanze sono state vittima delle spoliazioni che dall’età Medievale hanno trasformato la Villa in una cava di marmo a cielo aperto.
 
Villa d’Este: Nel 1500 Ippolito d’Este fu nominato governatore della città di Tivoli. Il palazzo di governo era ricavato da un austero monastero benedettino restaurato dal predecessore di Ippolito; la cittadina di Tivoli aveva poco da offrire ad un governatore come Ippolito che era cresciuto nello sfarzo e nella ricchezza delle corti, circondato da letterati e poeti. Ippolito ideò di trasformare l’antico monastero in una vera e propria dimora principesca rinascimentale: la casa non assolveva esclusivamente il ruolo e la funzione di abitazione, ma doveva essere un vero e proprio centro d’arte e di cultura, in cui confluivano intellettuali attratti dal mecenatismo di Ippolito. Il progetto fu affidato a Pirro Ligorio che fornì la villa anche di un importante giardino (per la cui realizzazione fu raso al suolo un intero borgo) in cui si fondevano arte e natura secondo i canoni del tempo. Il giardino è famoso nel mondo per le sue fontane, alimentate da un sistema idrico ideato proprio dal Ligorio che attingeva l’acqua direttamente dall’Aniene: fu scavata una galleria nel centro storico di Tivoli che sbocca in una grande vasca sopra la fontana dell’Ovato e da qui si distribuisce alle altre fontane. Tra le fontane più famose: Fontana dell’Ovato (rappresentazione in miniatura di Tivoli), Viale delle Cento Fontane, la Rometta (rappresentazione in miniatura della città di Roma), Fontana della Civetta (una fontana sonora, oggi non funzionante), la Fontana dei Draghi, le Tre Peschiere comunicanti con la Fontana del Nettuno e la sovrastante Fontana dell’Organo (munita di un sistema idraulico che fa suonare l’organo: una camera divide l’aria dall’acqua, l’aria dà il fiato alle canne dell’organo e l’acqua muove i tasti).
 
Villa Gregoriana: La villa prende il nome dal papa Gregorio XVI che la realizzò per risolvere definitivamente i problemi delle piene del fiume Aniene che da sempre avevano creato problemi alla città di Tivoli (la prima esondazione fu raccontata da Plinio il Giovano, al 105 d.C.). Nel 1826 ci fu una spaventosa ondata di piena che fece straripare il fiume, distruggendo e trascinando via molti degli edifici del centro storico di Tivoli. Il papa mise su un concorso a livello europeo, cercando di risolvere il problema. Fu scelto il progetto di Clemente Folchi: traforare il Monte Catillo con due cunicoli per deviare il corso del fiume; le acque dell’Aniene così deviate danno origine alla seconda cascata più alta d’Italia, la “Grande Cascata”, che ha un salto di 105 m. Il letto del fiume ormai vuoto fu riadattato e la zona fu trasformata in una passeggiata romantica, a contatto con la natura e con i resti dell’antichità: all’interno del parco sono ancora visibili tracce della grande Villa di Vopisco datata al II sec. d.C., descritta dalle fonti come una residenza decorata con marmi e materiali pregiatissimi, di cui oggi rimangono solo una serie di sostruzioni. Nel Parco sono presenti una serie di grotte ed anfratti risultato dell’azione secolare delle acque del fiume: la Grotta di Nettuno (raggiungibile da un percorso interamente scavato nella roccia) e la Grotta delle Sirene.

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