Francesco Castelli (ribattezzato Borromini, forse per la sua grande devozione a San Carlo Borromeo) è stato uno dei principali architetti operanti a Roma durante il XVII secolo assieme a Bernini, col quale è nota la competizione. Nato nel Canton Ticino, era figlio di architetto, un certo Giovanni Domenico. Da piccolissimo suo padre lo mandò a Milano, presso la bottega dello scalpellino Andrea Biffi. Una volta giunto nel capoluogo lombardo, ebbe modo di imparare molto e affinare la sua capacità che ne faranno poi un eccellente architetto. Si recò a Roma nel 1619 e qui iniziò a collaborare con lo zio Carlo Maderno molto vicino a Paolo V Borghese. Con il Maderno operò nel cantiere di Sant’Andrea della Valle e alla costruzione di Palazzo Barberini, oggi sede della Galleria Nazionale d’Arte Antica.

 

 

 

Qui progettò la famosa scala elicoidale e una delle facciate del palazzo. In questo contesto lavorativo, Borromini aveva conosciuto Gian Lorenzo Bernini del quale era poi diventato, alla morte di Maderno, collaboratore. Quando Bernini iniziò a lavorare al baldacchino di San Pietro aiutato dal Borromini, iniziarono le prime incomprensioni tra i due che condussero il ticinese ad abbandonare la collaborazione per iniziare una carriera autonoma.

 

 

Il primo lavoro fu quello che comprendeva il progetto della chiesa e del chiostro di San Carlo alle Quattro Fontane.Tra le opere più importanti del Borromini a Roma è da citare la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza per commissione di Urbano VIII Barberini. 

Innocenzo X Pamphilj lo incaricò successivamente, nel 1646, di progettare dei lavori di rifacimento in San Giovanni in Laterano in occasione del venturo giubileo. Appena  salì al soglio pontificio Alessandro VII Chigi, che patteggiava notoriamente per il suo antagonista Bernini, Borromini fu rimosso da tutti gli incarichi che aveva in quel momento. 

 

 

 

 

I lavori di Sant’Agnese in Agone, affidati in quel periodo a Borromini e iniziati antecedentemente alla sua direzione dei lavori, negli anni Cinquanta del Seicento, si conclusero nel 1672,  passando a Carlo Rainaldi, figlio di Girolamo, autore del progetto originario dell’edificio. Da qui in avanti un inesorabile declino di carriera colpì l’architetto Borromini,. Nel 1667, infatti, si trafisse con una spada, ormai in preda alla depressione e alla solitudine, morendo poche ore più tardi dal tragico gesto. Riposa nella chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini sempre a Roma. Tra i capolavori che lascia ai posteri nella bella città eterna è di certo di grande interesse la facciata del palazzo di Propaganda Fide, edificio per il quale operò su diversi fronti per un lungo periodo a partire dal 1646, la splendida galleria prospettica in palazzo Spada datata tra il 1652 ed il 1653, le decorazioni  della cappella della Trinità in  Santa Lucia in Selci, per cui lavorò tra il 1638 ed il 1639, la Cappella Spada in San Girolamo della Carità risalente intorno al 1660 e ancora i lavori per la Cappella del Sacramento in San Paolo Fuori le mura del 1629, solo per ricordarne alcuni.

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