L'antica Via Lata, di cui la moderna Via del Corso ripercorre il tracciato, costituiva il tratto urbano della Via Flaminia, la strada consolare che, scavalcando gli Appennini giungeva fino ad Ariminum (l’odierna Rimini).
 
                                                         
 
Dalla Porta Fontinalis che si apriva ai piedi del Campidoglio sulle Mura Serviane, la strada, che con un percorso rettilineo, divideva il Campo Marzio, ad ovest, dalla Regio VII Via Lata, arrivava alla Porta Flaminia, l’odierna Porta del Popolo e da lì attraversava il Tevere su Ponte Milvio.
 
Partendo da Piazza Venezia, dopo circa 150 metri, sulla sinistra si incontra la chiesa di Santa Maria in Via Lata, alle cui spalle si apre Piazza del Collegio Romano, sulla quale si trovava originariamente la facciata della chiesa. Il nome Via Lata è oggi riservato alla corta stradina alla destra della chiesa che unisce Via del Corso con questa Piazza.
 
In età imperiale lungo questa via, rinvenuta a circa 5,30 metri al di sotto dell’odierno piano di calpestio, si allineavano degli edifici a più piani consoni all’importanza della strada. Non è dato sapere se quanto in parte rinvenuto al di sotto della chiesa fosse un’insula adibita ad abitazioni o un edificio pubblico, ma di certo era diviso al piano terra da quattro file di pilastri in blocchi di travertino, a creare un ambiente porticato a tre navate largo in totale circa 28 metri – con la navata centrale ampia 14 metri, il doppio delle laterali -, alto 10 metri e con volte a crociera. La sua costruzione risale al periodo adrianeo (I sec. d.C.).
 
Richard Krautheimer, che studiò per primo i sotterranei, ipotizzò che tale edificio fosse lungo all’incirca 100 metri, comprendendo quindi tutto l’isolato fra le odierne Via Lata e Vicolo Doria; esso si estenderebbe dunque sotto la chiesa - trasversalmente ad essa -, proseguendo poi, parallelamente a Via del Corso, sotto Palazzo Doria-Pamphilj.
 
All’inizio del III secolo, ormai terminato il ruolo monumentale della via, essa acquisì importanza come luogo di scambi commerciali. Pertanto con la costruzione di alcuni muri di divisione, che danno al luogo l’aspetto attuale, l’ambiente fu trasformato in magazzini per il deposito di merci e la navata centrale della porticus fu divisa con dei muri in laterizio, dimezzandone la larghezza e realizzando ambienti a pianta quadrata di 6 metri per lato. Relativamente all’altezza, furono creati due piani, tramite la costruzione di una volta a botte: il piano inferiore - con altezza 5,50 metri - è quello oggi visibile e fu a sua volta dotato di un mezzanino in legno.
 
Sei di questi horrea, magazzini appunto, divennero intorno al VII - VIII secolo luogo di aggregazione di una comunità cristiana e qui si installò l’antica diaconia. Furono aperti dei varchi fra i sei ambienti, creando una struttura a tre navate. Riferendoci ai numeri indicati nella pianta realizzata dal Krautheimer, il vano I, insieme al vano IV costituivano il primo oratorio. Il vano II fu dotato sul lato orientale di un’abside, successivamente tamponata ed è oggi diviso, tramite una cancellata, dal vano V. Qui nel ‘600 fu realizzato un altare con pala marmorea. Il vano III fungeva probabilmente da ambiente di servizio, mentre l’ambiente indicato in pianta come VI è chiuso. Un ulteriore vano, non in pianta, fu scavato negli anni ’60 a sud dell’ambiente IV: questo ha confermato l’ipotizzata struttura dell’edificio e il suo riutilizzo a magazzino, mentre non fu utilizzato per la diaconia.
 
Tutti questi ambienti furono trasformati in cripta allorché, nel IX secolo, si costruì la chiesa superiore. Alcuni muri in blocchi di cappellaccio visibili nella cripta sono le fondazioni della chiesa medievale.
 
Sottoposta ad ulteriori modifiche al momento della ricostruzione della chiesa superiore nella metà del 1600, l’ambiente sotterraneo comprende alcuni arredi cosmateschi e affreschi raffiguranti le storie di Salomone, dei Sette Dormienti di Efeso e le vite di santi, in particolare Sant’Erasmo. Distaccati nel 1960 per sottrarli all’umidità, sono oggi visibili presso il Museo della Crypta Balbi. Alla fase originale della diaconia paleocristiana si fa risalire infine l’altare in muratura presente nell’ambiente II.
 
La tradizione vuole che qui l’apostolo Paolo fosse tenuto in prigionia: sono visibili nell’ambiente I una colonna corinzia in granito alla quale egli sarebbe stato legato ed un pozzo con vera ottagonale sul punto in cui miracolosamente l’acqua sarebbe scaturita grazie alle preghiere del Santo.
 
Durata visita guidata 1 h.

Appuntamento all'ingresso della chiesa di Santa Maria in Via Lata in Via del Corso 306. Quota di partecipazione euro 12 adulto, euro 6 minorenne, gratis sotto 6 anni. Info e prenotazioni: segreteria@romoloeremo.com; 0692939974; 0766840578. Pagamento in loco alla guida.