
E’ un arco trionfale a 3 fornici posto all'angolo N-E del Foro Romano. Venne eretto tra il 202 e il 203 d.C. e fu dedicato dal Senato a Settimio Severo e ai suoi due figli, Caracalla e Geta, per commemorare la vittoria sui Parti, a seguito di 2 brillanti campagne militari condotte nel 195 e nel 202.
L'arco era posto a ideale contraltare dell'Arco di Augusto, anch'esso dedicato a una vittoria contro i Parti, e costituiva uno dei 4 ingressi monumentali al Foro, non attraversabile con i carri: infatti alcuni gradini sotto le sue 3 arcate impedivano il passaggio delle ruote. E' alto 23 m. ed è realizzato in opera quadrata di marmo, con i 3 fornici inquadrati da colonne sporgenti di ordine composito, poggianti su alti plinti scolpiti con Vittorie e figure di barbari. Su entrambi i lati dell'attico è incisa la dedica del senato e del popolo romano:
IMP · CAES · LVCIO · SEPTIMIO · M · FIL · SEVERO · PIO · PERTINACI · AVG · PATRI PATRIAE · PARTHICO · ARABICO · ET · PARTHICO · ADIABENICO · PONTIFIC · MAXIMO · TRIBUNIC · POTEST · XI · IMP · XI · COS · III · PROCOS · ET · IMP · CAES · M · AVRELIO · L · FIL · ANTONINO · AVG · PIO · FELICI · TRIBUNIC · POTEST · VI · COS · PROCOS · P · P · OPTIMIS · FORTISSIMISQVE · PRINCIPIBUS · OB · REM · PVBLICAM · RESTITVTAM · IMPERIVMQVE · POPVLI · ROMANI · PROPAGATVM · INSIGNIBVS · VIRTVTIBVS · EORVM · DOMI · FORISQVE · S · P · Q · R
Alla quarta riga dell'epigrafe, la frase optimis fortissimisque principibus sostituisce il testo che in precedenza riportava la titolatura imperiale di Geta, erasa e sostituita con un riempitivo subito dopo il suo assassinio da parte del fratello Caracalla e la conseguente damnatio memoriae.
La parte storicamente più interessante dell’apparato decorativo è data dai 4 grandi pannelli a rilievo che occupano lo spazio sopra i fornici laterali, dove si dispiega la narrazione delle campagne militari di Settimio Severo in Mesopotamia; la narrazione è scandita da fasce orizzontali da leggere procedendo dall'alto verso il basso. Le scene furono verosimilmente create utilizzando come modello i bozzetti che narravano le vicende della guerra inviate dalla Mesopotamia al Senato in vista del futuro trionfo, poi rimandato dall'imperatore e mai celebrato. La tecnica narrativa del rilievo è molto essenziale, compendiaria e schematica.
L'ambientazione delle vicende è unitaria, con un generico paesaggio di rocce reso semplicemente bucherellando la superficie marmorea, con allusioni a fiumi (ad es. il Tigri nel pannello a N-W) e con schematiche rappresentazioni di città; la narrazione in alcuni punti scorre fluida e ininterrotta, in altri è data da singole scene isolate, di immediata comprensione.
Sul piano puramente espressivo si possono identificare due maestri, la cui cifra stilistica mostra evidenti richiami alla colonna di Marco Aurelio, di pochi anni più antica. Nell’arco però si osserva la tendenza a far emergere maggiormente le figure dal fondo per mezzo di accentuati sottosquadri, preferendo inoltre una rappresentazione “pittorica”, anticipando di un secolo le tendenze artistiche dell’arco di Costantino.
Uno dei quadri più importanti in questo senso è l'Assedio e la conquista di Ctesifonte, in cui è particolarmente manifesto l'uso del trapano che produce zone profonde con un marcato chiaroscuro, dando alla composizione un effetto “coloristico” molto deciso.
Una novità ancora più evidente è la resa della figura umana, priva di plasticità e annegata in scene di massa ormai ben lontane dalla visione classicista della rappresentazione dell'individuo, isolato e plastico. L’arco di Settimio Severo ci offre una prova inconfutabile della nascita di nuovi impulsi stilistici connessi alla cosiddetta arte "provinciale”, che dominarono l'arte tardoromana e posero le premesse dell'arte medievale.
In questo periodo la classe dirigente, dall’Imperatore ai suoi più fedeli burocrati, è quasi tutta di origine provinciale, ed introduce a Roma le caratteristiche proprie dell'arte dei territori d'origine; in tal caso non si può certo parlare di una "decadenza" dell'arte romana, ma di una sua commistione con elementi giunti dalle regioni più remote del vasto impero.
Altro elemento tipico di queste nuove tendenze “provinciali” è la figura dell'imperatore, che spicca tra i suoi generali nella scena di adlocutio, posto su un livello più elevato; essa emerge come una figura gerarchicamente superiore ed investita di maestà divina, anticipando in questo modo quella che sarà la raffigurazione “ieratica” di Costantino sul suo arco trionfale, più di un secolo dopo.