
La statua, conservata ai Musei Vaticani, fu ritrovata il 20 aprile 1863 nella località di Prima Porta lungo la via Flaminia, nell'area della villa appartenuta a Livia Drusilla, terza moglie di Ottaviano Augusto. Lo scopritore, il conte Francesco Senni, commissionò il restauro della statua, che peraltro si preservava in buone condizioni, a Pietro Tenerani, e ne fece poi dono a Papa Pio IX.
La scultura, nella sua impostazione generale, si ispira al Doriforo di Policleto: Augusto indossa la corazza e, attorno ai fianchi, porta il “paludamentum”, il manto rosso porpora che poteva essere indossato solo fuori dei confini della città. L'imperatore è raffigurato nel gesto della “adlocutio”, nell'atto cioè di arringare le truppe; in basso a destra compare un erote che cavalca un delfino, allusione alla discendenza della famiglia imperiale da Venere, attraverso il figlio Enea e la stirpe generata dal nipote Ascanio-Iulo.
Al centro della corazza è raffigurato un evento diplomatico, risalente al 20 a.C., al quale Augusto conferì grande risalto nell'ambito della sua propaganda. Si tratta della restituzione delle insegne militari sottratte dai Parti nel 53 a.C., durante la rovinosa sconfitta subita dai Romani a Carrhae. La presenza della personificazione del Cielo, che compare in alto al centro, del Sole sul carro e dell'Aurora con la fiaccola, sulle spalle della Rugiada alata, inserisce l'evento in un paesaggio cosmico. In basso si riconosce la Terra con la corona di spighe, il dio Apollo su un grifo e la sorella Artemide su una cerva.