Per cominciare con il piede giusto questo percorso, è bene partire dal piazzale della stazione Termini e sapere - come pochi romani sanno - che si chiama così per le vicine terme, che furono le più grandi di Roma, tra le molte della città, e che durarono poco: restarono in funzione solo due secoli o poco più. No, la piazza, che ha l’attuale estensione solo da una cinquantina d’anni, non si chiama così perché “terminano” i binari. Ma Termini era, quindici secoli prima che ad un papa venisse in mente di piazzare qui una stazione ferroviaria, la vasta zona -allora a campi e a giardini - circostante le Terme di Diocleziano.
Fu questo imperatore, che regnò fra gli anni 284 e 305 d.C. - in tutto 21 anni - a volere un gigantesco impianto balneare pubblico, costruito su una spianata di 13 ettari e mezzo, che servisse l’ampia zona nord-est della periferia romana, risultata a quel tempo la più densamente popolata della città, fino alle mura Aureliane, finite di costruire meno di dieci anni prima. Era una zona salubre, trovandosi in altura, sulle estreme pendici del Quirinale e del Viminale, ed era in gran parte ricoperta di fitte abitazioni, anche d’alto livello, di templi e di tabernae (ossia trattorie e locali pubblici) che dovettero essere demoliti.
Di alcune vecchie domus romane, che furono scoperte e poi ricoperte nei lavori di scavo per la costruzione della linea A della Metropolitana, negli anni 1965-1969, parla anche in una suggestiva e breve parte, il film “Roma” di Federico Fellini, che si girava in quel periodo.
I lavori per la costruzione delle enormi terme durarono sette-otto anni: cominciarono nell’autunno del 298 e finirono alcuni mesi dopo l’abdicazione di Diocleziano e del suo collega nel governo del vasto impero, Massimiano, avvenuta il primo maggio del 305. Furono chiamate Terme Felici, come si legge nella grande iscrizione di dedica, ritrovata in scavi recenti, ma lo stesso Diocleziano non le vide compiute, poiché dopo l’abdicazione volontaria si recò nei suoi palazzi d’Europa orientale, a Spalato e Nicomedia, senza tornare più a Roma. Lo stesso Diocleziano nell’anno 303 aveva decretato una terribile persecuzione dei cristiani; molti morirono martiri, oppure di stenti perché costretti come schiavi ai lavori forzati per la costruzione delle enormi Terme. Tra i più illustri, Saturnino il vecchio, cartaginese di 70 anni, già sopravvissuto ad una cruenta persecuzione in Africa 50 anni prima, dato per morto ed emigrato fortunosamente a Roma: qui condannato alla decapitazione perché, pur anziano, era di esempio per la serena sopportazione di disumani fatiche ai compagni di fede e perfino ai persecutori. Queste terme, che superarono in grandezza le già grandi Terme di Caracalla, erette un secolo prima lungo il primo tratto della via Appia, sotto l’Aventino, restano però in piena funzione solo un secolo, fino al primo saccheggio dei Goti di Alarico, del 410, e con qualche difficoltà fino al terribile 537 quando il re barbaro Vitige, per ottenere la resa del generale d’Oriente Belisario, barricato in città, fece tagliare le condutture dei poderosi acquedotti romani. E, da allora, le terme andarono in rovina.
Dati gli enormi resti delle Terme di Diodeziano, nelle loro sale superstiti presero alloggio lestofanti ed avventurieri, mentre la città si spopolava, riducendosi nel medioevo le abitazioni per lo più nel rione Monti, vasta zona a sud-est fra Campidoglio, S. Maria Maggiore e S. Giovanni in Laterano, mentre un’altra piccola città di mercanti e artigiani sopravviveva a Trastevere, sull’altra riva del fiume.
Il Rinascimento portò le ville dei potenti e dei cardinali a lambire le rovine di Termini. E già verso il 1560 papa Pio IV Medici pensò di bonificare la zona dai malfattori, erigendo una grande chiesa nel tepidarium del Terme, dedicandola ai tanti martiri che erano periti nella faraonica costruzione; pare che un prelato di curia, un certo Monsignor del Duca, siciliano, persuadesse il papa a dedicare la chiesa alla Madonna e, assieme, agli Angeli (per ricordare il nome di battesimo del papa, Angelo de’ Medici) e ai Martiri. Ma per brevità il popolo ricorda solo la prima parte della dedica, S. Maria degli Angeli.
Michelangelo, già ottantenne, fu incaricato della costruzione della nuova basilica, non solo, ma anche di un vasto convento, che sarà poi affidato a robusti frati benedettini, anche noti come ottimi coltivatori, farmacisti, pazienti botanici e distillatori d’erbe, i Certosini. Michelangelo poco prima della sua morte -avvenuta nel febbraio del 1564, a 89 anni - aveva ben tre grandi cantieri aperti, vicini tra loro: quello della Certosa, per la quale disegnò Io splendido cortile maggiore, eredità architettonica del Brunelleschi, vasto come una piazza, con l’attigua grande basilica, non ancora finita; quello di porta Pia, voluta dallo stesso papa, Pio IV Medici; e quello per lo spianamento della rettilinea strada Pia, sempre comandata dal medesimo papa, dal palazzo del Quirinale (allora residenza estiva dei pontefici romani) fino alla nuova porta d’accesso sulla via Nomentana.
Va pure ricordato che la prima basilica di S. Maria degli Angeli, progettata da Michelangelo e in gran parte da lui realizzata, non si apriva su piazza Esedra, come oggi, bensì sul grande piazzale, allora adibito a fiera del bestiame ed a varie rivendite, come ad osterie, poi chiamato dal 1896 Piazza dei Cinquecento: il piazzale fu dedicato, con un piccolo monumento dirimpetto alla vecchia stazione Termini (aperta da Pio IX a metà ‘800), per ricordare i 500 italiani uccisi nella battaglia di Dogali, in Africa orientale, durante un’infausta spedizione coloniale del governo di Francesco Crispi.
Per avere un’idea dell’enorme impianto termale di Diodeziano, occorre misurare almeno i quattro lati del perimetro, che era di circa 400 metri per lato (per essere esatti, di m. 376 x 361), con quattro torrioni giganteschi ai quattro vertici: restano, sostanzialmente, le due torri che segnavano i limiti estremi delle Terme: a sud-ovest, verso la cima del Quirinale, la chiesa di S. Bernardo alle Terme (l'unica senza finestre in tutta Roma, dato l’enorme spessore delle mura rotonde in cui fu ricavata) e, all’estremo sud-est verso il Viminale, l’ingresso rotondo della umbertina Casa del Passeggero, piccolo albergo diurno di fine Ottocento, modesto erede delle terme antiche, con barbieri e bagni pubblici, docce e gabinetti, ora in disuso.
Meno noti sono gli altri edifici ricavati, tra fine ‘500 e ‘700, dai papi nei locali delle vecchie Terme non utilizzati dalla pur vasta Certosa: furono sottratti alla malavita fin dai tempi di Sisto V (anni 1585-90) e destinati a grandi magazzini per custodire derrate alimentari, da distribuire in tempi di carestia: ripuliti e rinforzati, difesi da grossi gatti per cacciare i molti topi, sia nell’edificio oggi scolastico su via Luigi Einaudi, attiguo alla vecchia Casa del Passeggero e presso un mercatino di libri, sia nel più ampio edificio, restaurato tra ‘600 e ‘700, compreso tra il moderno ingresso di S. Maria degli Angeli, in piazza Esedra, e la recente via Parigi. Alcune lapidi, ancora oggi leggibili, ricordano che qui si conservava, per l’Annona pontificia, il grano e l’olio: Horrea frumentaria ed Olearia.
Questi grandi magazzini dello Stato papale furono in vita fino alla prima metà dell’Ottocento. Ed in un’aula vicina, appartenuta alle Terme, fu ricavata già nel ‘600, un’altra chiesa dedicata - e non a caso - a Sant'Isidoro Agricola, ossia agricoltore: affinchò il santo sapesse difendere, con la sua forte esperienza di contadino, i raccolti degli anni buoni, stipati nei magazzini papali, guardandoli dal cielo ed ispirando accorti custodi.
Per una conoscenza delle grandi terme, così com’erano al tempo della loro inaugurazione, nell’autunno del 305, basta ricordare alcuni dati essenziali: il loro ingresso, monumentale, era sull’attuale via Volturno, poichè guardava la parte più popolosa del quartiere antico, che arrivava fino alle porte Tiburtina e Salaria (oggi piazza Fiume), straripando con case di suburbio oltre le mura stesse di Aureliano; all’ingresso seguiva una vasta Piscina natatoria, rettangolare, all’aperto, circondata da portici (la vasca era di 2500 metri quadrati), poi venivano gli Apodypteria, o spogliatoi, in edifici appositi; seguiva il grande locale del Frigidarium per i bagni freddi, alto e coperto, a forma di croce greca, oggi in gran parte occupato dalla basilica di S. Maria degli Angeli; e ancora il Tepidarium, ossia la vasta aula coperta rotonda con due vaste nicchie ai lati, che costituisce il primo vano della basilica; e infine il Calidarium, a forma di vasto rettangolo absidato, del quale resta solo la nicchia che ora serve d’ingresso alla stessa basilica, mentre sono crollate la volta e le altre pareti laterali.
La vasta piazza della Repubblica, più nota ai romani come piazza Esedra, era ben diversa ai tempi di Diocleziano: era tutta chiusa da un alto muro semicircolare, con belvedere a strapiombo sulla vallata sottostante, oggi in gran parte scomparsa, tra i vecchi colli Viminale e Quirinale, quasi paralleli ed allungati fino ad incontrarsi a nord-est sul pianoro in altura, sul quale sorsero appunto le Terme. Alla vasta esedra, intervallata da nicchie e finestroni sulla vallata e sul centro della vecchia Roma, si poteva accedere, in antico, solo da accessi minori laterali, attraverso vie antiche sulle due alture est-ovest del Quirinale (Alta Sémita) e del Viminale (più o meno via Palermo, oggi). Poi, la frana del vecchio muro dell’esedra delle Terme e la necessità di una via di accesso rettilinea dal centro di Roma all’appena costruita stazione ferroviaria di Termini, persuasero Pio IX e il suo Ministro delle armi e delle pubbliche costruzioni, mons. Giuseppe De Merode, belga, a far colmare la valle sottostante l’esedra e quella successiva in cui era la chiesa di san Vitale per realizzare la via Pia nuova, in onore di Pio IX.
A piazza Esedra furono fatte arrivare le condutture del nuovo acquedotto dell’Acqua Pia, antica Marcia. Ma la fontana dell’acqua Pia, inaugurata senza statue da Pio IX nel 1869, l’anno dopo passò di proprietà al re Vittorio Emanuele II: “oggi tua, domani mia”, diceva una pasquinata dell’estate 1870.
La piazza di Termini, per tre secoli, dal 1585 fino all’arrivo dei bersaglieri da Porta Pia, situata nell’Ottocento tra la stazione ferroviaria e le Terme, era stata fiera di bestiame e delle novità: l’aveva istituita, davanti alla palazzina che era stata la sua villa da cardinale (oggi Palazzo Massimo, con qualche modifica ottocentesca), papa Sisto V, trasferendo con un suo imperioso ordine, da Farfa in Sabina (distante oltre 50 chilometri) fino alla periferia romana, l’antichissima Fiera di Farfa. Questa fiera era stata il più frequentato mercato fieristico, specie nei giorni di Ferragosto, dell’Italia centrale, dai tempi dei Longobardi a fine ‘500, appunto per un millennio.
Per questa fiera, ancora famosa e chiassosa nel ‘700, l’architetto Luigi Vanvitelli aveva cantiato l’ingresso alla basilica, spostandolo con un modesto disegno, sulla meno chiassosa (allora) piazza Esedra. Restava ancora in piedi, ai limiti del piazzale di Fiera, la cinquecentesca villa Montalto, del cardinale Peretti, divenuto poi Sisto V.
L'itinerario n. 14 ha inizio presso la Stazione Termini ed ha una durata di circa 2 ore; l'ingresso è gratuito in tutti i monumenti.