Il Laterano, cuore e cattedrale della Roma cristiana

I luoghi.

La piazza del Laterano e l'obelisco - Battistero, cattedrale, palazzo dei papi, ospedale e università - La storia del Sancta Sanctorum e della Scala santa - Il triclinio Leoniano e la facciata del SS. Salvatore - L’interno della basilica e il chiostro - Dal Confirmatorium allo stradone di san Giovanni.

La storia.

La scoperta di Roma cristiana, dopo quasi tre secoli di clandestinità e di Chiesa catacombale, comincia dal Laterano. Ed esattamente dagli anni di papa Melchiade, un africano e forse un nero, e dell'imperatore Costantino. Questi, vinto il rivale Massenzio il 28 ottobre del 312, presso le rive del Tevere sulla Flaminia, a Saxa Rubra (Grottarossa), l'anno successivo promulgò da Milano un editto che garantì libertà di culto ai cristiani in tutto l’impero.

Poi, consolidato il suo potere, Costantino volle donare al nuovo vescovo di Roma, papa Silvestro I, eletto nel 314, un gruppo di edifici con ampio terreno alla periferia dell’Urbe, a ridosso delle mura Aureliane nel settore sud, forse dove più si addensavano i fedeli cristiani ormai presenti in tutta Roma. Erano le antiche case dei Laterani con le loro terme. Questa cospicua famiglia senatoriale aveva perso i suoi beni, confiscati da Nerone che aveva accusato Plauzio Laterano, il più illustre della famiglia, di congiura. I beni, entrati nel patrimonio imperiale, erano passati a Fausta, sorella dell’imperatore Massenzio, quando questa andò in sposa a Costantino, nel 307. Scoppiò poi la guerra tra Massenzio e Costantino, vinta da quest'ultimo alle porte di Roma nell'ottobre del 312. Fu allora che egli pose, in cima ai vessilli di battaglia, la croce di Cristo. E ciò in seguito - a quanto egli stesso affermò - alla visione di una croce luminosa apparsagli in sogno, la notte prima dello scontro finale, con la scritta: "in questo segno vincerai”.

La donazione di Costantino è pure unita ad una leggenda, diffusa dai papi nel Medioevo. Costantino, caduto malato quand'era al massimo della sua gloria, soffriva di una peste inguaribile che lo copriva di piaghe in tutto il corpo. Fu avvertito da una voce misteriosa che sentì in sogno, che avrebbe potuto guarirlo solo il vescovo di Roma, Silvestro, il quale in quel tempo era fuggito dalla città, non sentendosi sicuro. Costantino rintracciò Silvestro sul monte Soratte e gli chiese aiuto. Il papa gli fece sapere che solo battezzandosi, ossia convertendosi alla fede di Cristo, sarebbe guarito al contempo delle sue colpe e del suo male fisico. Preso il battesimo e tornato in salute, Costantino avrebbe donato al papa l’intero complesso del Laterano. E, anche, un certo potere sulla città di Roma e sul territorio vicino. Ma quest’ultima donazione, di stampo politico, fu poi contestata e dimostrata falsa cinque secoli fa da dotti umanisti, come Lorenzo Valla. Resta il fatto che, col contributo diretto dell'imperatore, i papi ebbero sede stabile sul Laterano, propaggine estrema dell’altura del Celio.

La cattedrale, un grande edificio a cinque navate di poco più lunga dell’attuale basilica, ricostruita nel '600 sullo stesso sito, prendeva a modello le antichissime aule di giustizia della Roma pagana, laddove intervenivano gli imperatori, o i loro magistrati, a decidere sulle controversie o a promulgare leggi. La grande aula, in greco, era chiamata Basiliké, ossia edificio del re (Basiléus). Così il nome stesso passò ai massimi luoghi di assemblea cristiana, in greco detta ekklésia.

La basilica del Laterano, prima ed unica cattedrale di Roma, fu eretta sulle rovine della caserma degli Equites singulares (cavalieri scelti della guardia imperiale), antenati dei nostri Corazzieri, che sorgeva accanto al vecchio palazzo dei Laterani. I Papi ebbero presso la cattedrale la loro residenza, per mille anni: dai tempi di Costantino e di Silvestro all’anno di partenza di Clemente V, francese, per Avignone, nel 1307.

I papi restarono esuli in Francia per oltre 70 anni; e quando finalmente tornarono a Roma a fine '300, il Laterano ("che alle cose mortali andò di sopra", aveva scritto Dante) era ormai in gran parte distrutto. Per cui scelsero come nuova sede un edificio che avevano presso la tomba di san Pietro. E fu dai primi decenni del '400 che la parola Vaticano, coi nuovi palazzi del Rinascimento, prese il posto del non più potente Laterano.

Mille anni della seconda Roma, nella storia, ossia della Roma di gran parte del Medioevo e del tormentato governo papale, hanno avuto nel Laterano il centro del potere. Ma, per la comunità dei popoli cristiani che andava faticosamente costruendosi in Europa, attraverso i tempi delle invasioni barbariche e della comparsa di molti popoli nuovi sulla scena della civiltà, Roma restò ancor più nota come sede del vescovo, successore di Pietro. Ed andò assumendo un significato nuovo. Già Costantino, lasciando la città nella quale non si sentiva sicuro per l'ostilità tenace di molte potenti famiglie, aveva fondato una nuova capitale molto ad oriente, chiamando Nuova Roma quella sua città sul Bosforo, sul luogo della greca Bisanzio, che i successori chiameranno Costantinopoli.

I grandi uffici imperiali e le massime cariche militari si spostarono, fin dagli anni trenta del IV secolo, a Costantinopoli. In Roma rimasero due sole autorità: il Praefectus Urbi, massima carica civile, e il vescovo, chiamato finalmente papas, ossia padre, dai fedeli. Poi, con il tempo, ottenne gli onori che anticamente colmavano di rispetto il capo dei sacerdoti pagani, ossia il Rex pontifìcum o Pontifex maximus.

Il Laterano, con il decadere delle autorità civili nelle grandi tragedie dei primi secoli medievali, assunse poi anche la guida dell’intera città. Ad esempio un grande papa, eletto nel 590, in tempo di grave epidemia e di invasione dei Longobardi, era stato, prima di questa alta carica religiosa, Praefectus Urbi. Era Gregorio, poi detto "il grande", primo evangelizzatore degli Anglo-Sassoni. La scoperta del Laterano, perciò, dovrà seguire le sue fasi storiche. Non facilmente riscontrabili nella monumentalità attuale, che fu voluta da papa Sisto V, alla fine del Cinquecento, in una sua nuova visione di Roma.

In primo luogo va ricordato che, là dove Sisto V piantò il suo secondo obelisco, nell’anno 1587, al centro d’una nuova spianata e al vertice di due grandi vie della sua città a forma di stella, non si vedevano che rovine. A sud, verso il sole, una malandata, vecchia facciata della basilica di Costantino, con due torricelle ed un porticato in inizio di ricostruzione. Ad oriente, verso i monti Sabini e Tiburtini, era in piedi uno smozzicato palazzo papale con soffitti e sale crollate, i resti di una loggia gotica che era servita per le benedizioni e, poco più in là, addossata alle mura poderose dell'acquedotto di Nerone, quella che era stata l’antica cappella privata dei papi, per undici secoli, dedicata a san Lorenzo e ad altri martiri, con un piccolo tesoro di grandi reliquie, nelle vecchie stanze attigue: come un frammento del legno della croce, portato da Sant'Elena, madre di Costantino, da Gerusalemme, spine della corona di Cristo nella Passione, preziosissimi dipinti fra cui un ritratto del Salvatore non fatto da mano umana ma, secondo la voce popolare, eseguito dagli angeli, e venuto a Roma molti secoli prima dalla Terrasanta, invasa dai musulmani.

Questo complesso di tesori religiosi fu isolato da Sisto V, che ordinò di demolire le altre rovine dei vasti palazzi papali e di porre alla base della cappella papale, detta Sancta Sanctorum (luogo più santo dei luoghi santi), una veneratissima scala che dava un tempo l’accesso all’appartamento privato dei Pontefici romani: Scala Santa, che la leggenda e la predicazione, incoraggiata da un papa che fu francescano, Sisto V appunto, descrissero come la stessa scala del Pretorio di Pilato, in Gerusalemme, che fu salita da Gesù, sanguinante, dopo la flagellazione.

Attorno alla Scala Santa e ai ruderi dei vecchi edifici papali salvati, papa Sisto V fece alzare un edificio di contenimento, aperto verso l’obelisco da una doppia loggia, molto simile al loggiato a due piani, imitazione della loggia delle benedizioni che lo stesso papa Sisto stava facendo costruire dal suo architetto, Domenico Fontana, al posto del vecchio portico della basilica lateranense. Sui vecchi ruderi di parte dei palazzi pontifici, Sisto V fece poi costruire, addossato alla basilica, il nuovo palazzo papale, eretto da Domenica Fontana. Il quale si ispirò per la sua massa compatta, al palazzo dei Farnese, presso Campo de Fiori; ma senza eguagliarlo in bellezza.

Sullo spigolo della vasta piazza, a sud-ovest, sorgeva il più antico e robusto edificio ottagonale del Battistero. E poi, sul lato occidentale, la fronte dell’Ospedale dei papi, detto in antico "del Salvatore” e poi di san Giovanni, antico quanto la cattedrale. Da questo lato erano ricoverati gli uomini. Poi, oltre l’angolo nord-ovest della piazza, ove si apre l’antichissima via di san Giovanni in Laterano, antico confluire delle romane Tuscolana e Labicana, era l’ospedale delle donne, addossato, negli edifici più antichi, all’acquedotto di Nerone. E a nord, la via diritta verso santa Maria Maggiore, detta da secoli via Merulana: sia per i molti merli che popolavano i tanti alberi e i numerosi orti delle ville contigue, sia per l’antica famiglia romana dei Meruli, originaria della zona. Nella stessa area ove è oggi l'obelisco con la fontana più fresca di Roma, quella con l’acqua Felice voluta da papa Paolo V Borghese per i molti pellegrini, fu trovato in scavi di circa sei secoli fa il monumento in bronzo di Marco Aurelio a cavallo, che, dal 1534, è in Campidoglio.

E’ l’unico monumento in bronzo ad un imperatore che non sia stato distrutto, perché fu creduto di Costantino; e perciò eretto su nuova base presso il palazzo dei papi, non distante dalla loggia delle benedizioni. Furono gli umanisti di fine ‘400 a riscoprire la vera identità dell’imperatore. Più di recente, si è saputo che nei dintorni, sotto l’ospedale del Laterano, erano le case della famiglia di Marco Aurelio, ove restò la moglie con i figli. Mentre egli, filosofo e combattente, morì a Vienna, città di frontiera dell'Impero.

La basilica di san Giovanni, eretta e benedetta da papa Silvestro I con la dedica al Gesù, “Salvatore dell’umanità”, è la prima e la più importante del mondo cattolico. Appunto perché è tuttora la cattedrale del Papa. Un’antica scritta medievale, incisa nel marmo, è stata incastonata nella bella facciata di travertino disegnata nel ‘700 da Alessandro Galilei, pronipote di Galileo. La scritta dice che la basilica è madre e capo di tutte le chiese, di Roma e del mondo. Questo anche per marcare una sua secolare supremazia sulla basilica di san Pietro. A destra, sempre nel ‘700, è stata ricostruita in forma monumentale l'antica parete di fondo della stanza da pranzo ufficiale dei papi. Fu costruita da papa Leone III, il pontefice che incoronò in san Pietro, la notte di Natale dell’anno 800, Carlo Magno con il titolo di imperatore, "piissimo ed augusto”.

L’unica parete conservata del ‘triclinio leoniano’, ossia della sala da pranzo di papa Leone, ha un significato politico, oltre che religioso: al centro campeggia Cristo, ma su un lato si vede lo stesso Gesù che consegna a Pietro le chiavi e a Costantino uno stendardo rosso, con la croce in oro. Sono i due segni del potere, il primo spirituale, il secondo politico ed imperiale. La scena sull’altro lato attualizza il messaggio: è san Pietro in trono che consegna al papa che volle il mosaico, Leone III, il manto pontificale, ossia il pallio, e a Carlo Magno lo stendardo con la croce. Segno che ogni potere secondo il papato viene da Cristo, ma è controllato da Pietro, Vicario di Cristo, e dai suoi successori. Anche se il loro campo è quello religioso. Un'altra reliquia in mosaico, un bellissimo volto di Cristo a colori, è incastonata, per chi sa scorgerla, nel timpano della facciata.

L’interno di san Giovanni respira di luce nuova, se lo si visita a partire dalle navate e navatelle di stucco e di eleganti volute, realizzate da Francesco Borromini in tre anni, per l'anno santo 1650. E’ molto bella anche la controfacciata, se ci si volge indietro nella navata centrale della basilica, capolavoro di movimento e di arte leggera dello stesso Borromini. Si capirà perciò la tragedia del mancato compimento della basilica, ricostruita dal maggior genio creativo di Roma barocca, perché i canonici con voto unanime vietarono di realizzare il soffitto, a vele e sottili voli d’angeli, progettato dal Ticinese. Decisero, e il papa Innocenzo X non seppe opporsi, che non doveva essere tolto il soffitto tardo cinquecentesco, realizzato da Daniele da Volterra con pannelli di legno colorato. Lo stesso Daniele che, per coprire con panni a mò di mutande le nudità michelangiolesche nella cappella Sistina, fu detto maestro Braghettone. Per Borromini, che poi non ebbe neanche la fortuna, per le scarse finanze papali dopo l’anno santo 1650, di compiere la facciata con il suo disegno, leggerissimo e raffinato, il taglio della volta fu come se gli fossero state brutalmente tarpate le ali. Un’idea della bellezza delle volte sognate possiamo farcela, ma su scala ridotta, solo andando a vedere la sua cappella-capolavoro dei Re Magi, dentro il palazzo di Propaganda Fide presso Piazza di Spagna.

Altri gioielli di una visita al Laterano possono essere trovati in altri quattro luoghi: nelle nicchie laterali della basilica, disegnate in gran parte dal Borromini; nel bel chiostro cosmatesco; negli splendidi mosaici, che vanno dal quinto al nono secolo dell'era cristiana, in quattro diverse cappelle del Battistero; ed infine nel recentemente restaurato capolavoro di un pittore anonimo, dipinto ad affresco nelle quattro pareti alte e nella volta della cappellina del Sancta Sanctorum, raro esempio di pittura romana degli anni Settanta del 1200, ossia dei tempi in cui Dante era bambino e nell'Urbe fioriva già un’eccezionale scuola d’arte, anteriore al grande Pietro Cavallini e allo stesso maestro di Giotto, Cimabue.

Tra i resti preziosi della antica basilica lateranense, rimessi in auge dal Borromini con fantasiose ed eleganti cornici, è da vedere la parte centrale di un affresco di Giotto, che resta l'unico documento pittorico del Giubileo del 1300, ossia del primo Giubileo cristiano, al quale parteciparono anche Dante ed Arnolfo di Cambio, lo scultore ed architetto maggiore del suo tempo. Abbiamo il ritratto di papa Bonifacio VIII Caetani, che fa leggere dalla loggia del vecchio palazzo papale la bolla del primo Giubileo.

Altra memoria illustre, nella penombra dell’estrema navata destra, è la lastra tombale di papa Silvestro II, il pontefice in fama di stregone che regnò nell’anno mille. Si racconta che, fatto un patto col diavolo, gli promise l’anima se si fosse recato a Gerusalemme; ma, pur essendosi ben guardato da un viaggio in Terrasanta, andò a celebrare il pontificale a santa Croce in Gerusalemme, ignorando che la parte più antica della chiesa fu eretta da sant'Elena su terra portata dalla Città santa; e morì fulminato. Si racconta che le sue ossa abbiano tardiva preveggenza di ogni morte di papa: perciò scricchiolano e trasudano un umidore freddo, sulla stessa lapide. Fino al secolo corso sembra che molti romani, quando un papa era malato, andassero presso quella tomba a coglier presagi. C’erano amnistie ad ogni "papa nòvo” e saccheggi ai palazzi della famiglia del defunto "a ogni morte de papa".


*La visita guidata al complesso del Laterano: Cattedrale, Chiostro, Battistero, Scala Santa, dura circa 2 ore e mezza. Ingresso gratuito in tutti i monumenti.


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