Il percorso.
Le chiese domestiche e i più antichi centri cristiani clandestini - Santa Maria in via Lata - La prigione di san Marcello papa e la chiesa sul luogo del martirio, in via Lata - Papa Marco dedica una chiesa al posto della casa della sua famiglia, nel 336, “ad pedem Arcis”, sotto la rocca capitolina - Un oratorio per ricordare l’affiorare del cadavere di san Sebastiano, martirizzato di nascosto sul Palatino (oggi S. Andrea della Valle) - Il Canal grande di Roma antica, detto Euripus, e la casa del prelato Antonio, padre di papa Damaso - Un imperatore d’oriente dona al Papa, per la prima volta, un tempio pagano: ed il pontefice, Bonifacio IV, lo dedica a Maria, regina dei martiri: sarà “Santa Maria la Rotonda”.
La storia.
Costantino fondò grandiose basiliche per i cristiani, ma solo ai margini della città di Roma o fuori le mura e comunque solo su terre di proprietà imperiale. Nel centro, popolosissimo, della vecchia Roma, solo alcune comunità di cristiani o ricchi battezzati costruirono a proprie spese i nuovi luoghi del culto. E quasi sempre su luoghi già resi sacri dalla tomba di un martire, da una memoria apostolica, ossia di san Pietro e san Paolo al loro passaggio in Roma, oppure in case di famiglie che già ospitavano i cristiani nelle loro sale, per riti clandestini ai tempi delle persecuzioni. Erano i tituli, che finivano per appartenere poi alle comunità dei fedeli: in pratica le chiese come luoghi di culto, antenate delle parrocchie. Altri luoghi di culto divennero centri d’assistenza per i poveri: e a Roma ce n’erano tanti. Furono le “diaconìe”.
A Roma già ai tempi dei primi cristiani, tra il II ed il III secolo, in pieno centro ve ne erano quattro: S. Maria in via Lata, ossia sull’odierno Corso; S. Giorgio al Velabro, S. Maria in Cosmedin, S.Teodoro sotto il Palatino. Poi vennero quelle di S. Marcello (oggi al Corso), S. Marco e S. Lorenzo in Damaso. Si era ai tempi di papa Gregorio Magno (590-605).
Il sottosuolo dell’attuale centro storico di Roma non è solo un deposito di memorie classiche. E’ anche lo scrigno di non poche memorie cristiane, dei primi secoli della nuova fede.
Sappiamo ad esempio che una ricca signora, che abitava nel centro costruito da Augusto a pochi passi dall’Ara Pacis, ospitò nella sua casa un luogo di culto, dedicato a san Lorenzo. Si era in pieno tempo di persecuzioni, tra la fine del terzo e il principio del quarto secolo. Quando poi, con l’editto di libertà per i cristiani emesso da Costantino a Milano nel 313, i cristiani poterono costruire liberamente i loro luoghi di assemblea, eressero sulle sale di questa proprietà una chiesa e la chiamarono san Lorenzo in Lucina. Essendo molte le chiese in Roma dedicate al martire della graticola, l’antica proprietaria, Lucina, lasciò il nome alla basilica. Secondo alcune memorie in questo luogo presso l'antica via Lata si sarebbero pure tenute assemblee per l’elezione del vescovo di Roma.
In un’altra zona di Roma ai tempi di Costantino, una ricca vedova di nome Vestina, costituì una somma in lascito per la costruzione di una chiesa lungo il vicus Longus, che scendeva dal Viminale verso il Quirinale: la chiesa, costruita nel IV secolo e dedicata a san Vitale, fu detta Titulus Vestinae (titulus in diritto romano è l’indicazione di proprietà; e Vestina fu l’antica proprietaria).
In quegli stessi anni papa Marco, eletto vescovo di Roma nel 336, fondò una nuova chiesa ai piedi del Campidoglio su una vecchia proprietà della sua famiglia e la dedicò all'evangelista Marco, suo patrono. E’ l'antenata di san Marco dietro piazza Venezia. L'area sulla quale sorse era detta "ad pedem Arcis", ai piedi dell'Arce, ossia della rocca capitolina. Nel medioevo la viuzza che conduceva a san Marco si chiamava via della Pedacchia, e con tale nome rimase fino agli enormi cambiamenti per la costruzione dell’Altare della Patria e per l’isolamento del Campidoglio.
Un altro papa, Damaso I, che governò la Chiesa dal 366 al 384, costruì una nuova chiesa su un terreno ereditato dal padre, ricco dignitario ecclesiastico (e forse vescovo ausiliare in Roma), tra case di proprietà. Trasformata in titulus, la vecchia dimora di famiglia fu chiamata S. Lorenzo in Damaso. Non solo. Ma questo papa, che fu pure poeta e fece incidere in carmi, su belle lapidi, le vicende di molti martiri, volle riunire in un suo paIazzo accanto alla chiesa, nel quale aveva dimorato a lungo, gli archivi centrali della Chiesa. Si disse pure che il papa era stato Scriniarius, ossia archivista della diocesi di Roma.
Undici secoli dopo la morte di papa Damaso, che è annoverato tra i santi, un potente cardinale del Rinascimento, Raffaele Riario, nipote di papa Sisto IV, si costruì sopra l’antica chiesa di san Lorenzo o sopra i vecchi edilici, un grandioso palazzo, che racchiude per la prima volta, dietro la vasta facciata, anche la chiesa. E giusto alcuni anni or sono un grande archeologo austriaco, Rudolf Krautheimer, conducendo arditi scavi sotto il cortile rinascimentale del palazzo della Cancelleria papale, insediata in quello che era stato il sontuoso palazzo del card. Riario, ha riscoperto la ben più antica chiesa di san Lorenzo in Damaso. Che, peraltro, era ubicata in senso diverso rispetto all’attuale.
C’è qualcosa di più. Sessanta anni fa, ai tempi di papa Pio XII, furono fatti scavi sotto il palazzo della Cancelleria, già Riario: e si scoprì che l’antica chiesa e le case di papa Damaso e del padre, il prelato Antonio (pare d’origine spagnola), sorgevano sulla riva dell’antichissimo Canal Grande di Roma classica: era un vero e proprio corso d’acqua, con banchine di pietra e solcato ogni tanto da ponti, che veniva da una zona adiacente al Pantheon e correva presso l’attuale facciata di sant’Andrea della Valle, verso il Tevere, con l’andamento all’incirca dell’attuale corso Vittorio Emanuele. Crollata la vecchia Roma, coi suoi teatri, i suoi templi e i suoi edifici, l’andamento del fiumicello, chiamato dai romani Eurìpus, segnò il percorso della via Papalis del medioevo, almeno da S. Andrea della Valle alla Vallicella, ossia all’attuale Chiesa Nuova.
Si racconta ancora che dalle acque dell'Eurìpus, all’altezza di una chiusa che era situata all’incirca dove oggi è l’ingresso della basilica di sant'Andrea della Valle, affiorò il cadavere del capitano della Guardia imperiale, Sebastiano, che era scomparso da qualche giorno e si temeva che, scoperto come cristiano, fosse stato ucciso. L’antica tradizione racconta pure che la matrona Lucina, chiamata dalla sua non lontana dimora, avrebbe per prima identificato il corpo. Tutta Roma cristiana partecipò ai funerali del martire, accompagnandolo alla zona cemeteriale "ad Catacumbas", dove poi sorse la Basilica di san Sebastiano, sulla via Appia. Ma l’immagine scolpita di san Sebastiano, legato alla colonna e coperto di frecce, è in una delle statue della facciata della basilica di sant’Andrea. La chiesetta cristiana primitiva, che ormai è nel sottosuolo, circa sei metri sotto la sede stradale d’oggi, era infatti intitolata a san Sebastiano. Un’altra memoria dei martiri, lungo il dimenticato corso d’acqua, l’Euripo.
Un altro martire romano, papa Marcello, fu condannato a morire rinchiuso in locali senz’aria dello stabularium delle poste imperiali, ossia in una vecchia stalla colma di letame. Queste poste erano in un vecchio edificio della via Flaminia poi chiamata nel primo tratto via Lata, ossia larga, perché fatta più ampia dai tempi di Augusto e rettificata per un chilometro e mezzo: è l’attuale via del Corso. Le poste imperiali si affacciavano con portici nel tratto in cui oggi la strada s’allarga un poco, prima di arrivare a piazza Venezia, e mostra la facciata barocca di San Marcello. La chiesa, fin dal IV secolo, fu una diaconìa, ossia un centro di assistenza per i tanti affamati. Aveva l’ingresso sulla via parallela al Corso, più piccola, chiamata ancor oggi via di san Marcello. Dinanzi all'ingresso antico fu messo appeso per i piedi il corpo di Cola di Rienzo, ucciso nel 1356 ed esposto al ludibrio della marmaglia, aizzata dai Colonna. Fu ai primi del 1700 che, con l’architettura rinnovata del Corso, fu deciso di rovesciare la basilica di san Marcello papa, in modo da darle un ingresso monumentale (e cancellare la memoria dello scempio dei resti di Cola di Rienzo).
Mezzo secolo prima, una bellissima facciata era stata costruita quasi di fronte, sul Corso, dal grande architetto Pietro da Cortona. Era la fronte, del tutto rinnovata e in senso monumentale, di quella che era stata una delle più antiche chiese domestiche di Roma. E’ chiamata santa Maria in via Lata e più volte è stata ricostruita. Si racconta che in quella chiesa, nascosta in un edificio privato di un cristiano rimasto anonimo, nel pieno centro di Roma imperiale, celebrassero le loro prime messe, per la comunità cristiana, gli apostoli Pietro e Paolo. Era una chiesa piccola, ma della quale non si è mai persa la memoria.
Più tardi, nel settimo secolo cristiano, dopo che gli imperatori d’oriente avevano regalato ai pontefici il Pantheon, molte delle celebrazioni vennero fatte, specie le più affollate, nel tempio di tutti gli dei, riconsacrato al culto cristiano ed anch'esso dedicato alla Vergine Maria. Il fatto avvenne nell’anno 609, tre anni dopo la morte di san Gregorio Magno, il grande papa che aveva riorganizzato l’intera città, le sue chiese e le sue diaconie.
Fu papa Bonifacio IV, successore di Gregorio, a benedire il Pantheon, come nuova e più grande chiesa del centro storico: ma solo dopo che, dalle Catacombe, era giunta una carovana di ben ventisette carri sui quali erano state deposte le reliquie di innumerevoli martiri, non più difendibili sulle vie Appia, Prenestina e Ardeatina. Per questo la chiesa fu chiamata Santa Maria ad martires ossia: là dove sono i martiri. Poi, man mano, altri luoghi classici romani divennero chiese, quasi tutte dedicate a martiri: come la basilica dei Santi Cosma e Damiano, ospitata in una delle aule del Templum Pacis che conteneva la pianta di Roma, voluta da Settimio Severo; e come la chiesa di sant'Adriano, che riempì quella che era stata l’aula più antica del senato romano, fino a Diocleziano, a Massenzio e agli ultimi imperatori d’occidente. Infine, anche in un’aula del tempio adrianeo di Venere e Roma, su una pendice del Palatino chiamata Velia, fu trasferita un’immagine venerata della Madonna: e la nuova chiesa fu detta santa Maria Nova perché santa Maria Antiqua già c’era: era un’aula a pianterreno del vecchio palazzo di Tiberio, aperta sul Foro Romano, dinanzi all'antico tempio dei Dioscuri in rovina; un’aula nella quale, forse fin dai tempi di Costantino, i cristiani avevano potuto collocare una chiesa, riempita nei secoli di tre strati di affreschi, dedicata a santa Maria Liberatrice. Già nel IV secolo il culto cristiano era ben stabilito nel cuore della Roma classica.
L'itinerario, con partenza in Piazza San Lorenzo in Lucina ed arrivo al Pantheon, ha la durata di circa 2 ore. Ingresso gratuito in tutti i monumenti.