Itinerario n. 8. Da Piazza del Popolo a Piazza di Spagna.
La zona compresa tra Piazza del Popolo, Via del Corso, Via del Babuino, Via di Ripetta, costituisce il cosiddetto “Tridente”, denominazione dovuta all’andamento a raggiera delle tre importanti direttrici urbane, che formano una sorta di triangolo con vertice in Piazza del Popolo.

Piazza del Popolo, celebre Piazza di Roma, deriva il suo nome dal latino populus, pioppo, sulla base della leggenda che vuole vi fosse al centro della piazza un boschetto di pioppi che circondava la Tomba di Nerone, situata nella vicinanze. La conformazione attuale della piazza è dovuta all’intervento urbanistico ed architettonico di Giuseppe Valadier, che ideò una pianta ellittica circondata da due esedre, decorata con fontane e statue, compresa tra le Pendici del Pincio e la riva del Tevere. Nel 1818 il Valadier rimosse la precedente fontana del Della Porta e la sostituì con un nuovo complesso costituito da quattro leoni marmorei che gettano l’acqua in quattro vasche, collocate agli angoli della base dell’Obelisco Flaminio, alto 24 metri, realizzato dal Faraone Ramesse II il Grande (XIII secolo a.C.) e trasportato a Roma nel 10 a.C. da Augusto.
Su Piazza del Popolo si affacciano tre chiese. La più antica ed importante di esse è Santa Maria del Popolo, situata subito a sinistra di chi accede alla piazza superando Porta del Popolo. Edificata nell’XI secolo da papa Pasquale II, probabilmente sulle rovine del sepolcro di Nerone, fu ristrutturata sotto papa Sisto IV da Baccio Pontelli ed Andrea Bregno (1472-1477). Tra il 1655 ed il 1660 Gian Lorenzo Bernini intervenne nel restauro della chiesa, conferendole l’aspetto barocco che oggi la caratterizza. La chiesa accoglie opere eccelse delle arti figurative, tra cui due capolavori del Caravaggio, la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo, realizzati per la cappella della famiglia Cerasi tra il 1600 ed il 1601; in precedenza il pittore aveva realizzato altre due versioni considerate dal committente troppo irrispettose verso i Santi, e quindi rifiutate. All’interno sono inoltre la celeberrima Cappella Chigi fatta erigere su disegno di Raffaello da Agostino Chigi per sé e per la sua famiglia, la Cappella dei Della Rovere e la Cappella Cybo.

Sul lato opposto della piazza, all’incrocio con Via del Corso, sono le due chiese gemelle di Santa Maria in Montesanto (1675) e Santa Maria dei Miracoli (1678), che costituiscono i due poli del Tridente, fatte erigere da Papa Alessandro VII Chigi e realizzate dagli architetti Carlo Rainaldi e Gian Lorenzo Bernini, con la collaborazione di Carlo Fontana.

Via del Corso è un lungo rettifilo che collega Piazza del Popolo a Piazza Venezia. In epoca augustea, il tratto della via compreso tra Piazza Colonna ed il Campidoglio si chiamava Via Lata, mentre il tratto restante fino alla Porta del Popolo era denominato Via Flaminia. In effetti, l’attuale Porta del Popolo nell’antichità non era altro se non l’arco monumentale con cui le Mura Aureliane scavalcavano la parte terminale della Via Flaminia. L’attuale toponimo via del Corso si spiega con l’usanza, introdotta da papa Paolo II nel 1466, di festeggiare il martedi grasso con la “corsa dei barberi”, una gara in cui si sfidavano cavalli senza fantino detti barberi perché provenienti dalla Barberia, una regione nordafricana. I cavalli correvano lungo la via incitati e spronati in modo selvaggio dalle grida del popolo delirante, e quindi venivano ripresi dai rispettivi padroni una volta raggiunto il traguardo in Piazza Venezia, in quella che anticamente si chiamava per l’appunto Via della Ripresa dei Barberi, demolita alla fine dell’800 per la costruzione dell’Altare della Patria. La corsa dei barberi fu abolita solo nel 1883, a causa di un incidente che costò la vita ad un giovane travolto dai cavalli mentre attraversava la strada. Sotto Pio IX, nel 1854, il Corso venne illuminato a gas per la prima volta; vennero quindi trasferite altrove le botteghe di macellai, friggitori, pollaroli, tripparoli, che offrivano ai visitatori uno spettacolo piuttosto squallido, per far posto ai negozi di antiquariato, alta moda, gioiellerie e librerie, che conferirono alla via la frequentazione e l’aspetto eleganti che rendono oggi famosa ed ambita in tutto il mondo la “passeggiata” del Corso.

Via di Ripetta
sorge sul tracciato di una antica via romana che si distaccava dalla Via Flaminia poco dopo Piazza del Popolo e costeggiava il Tevere, fino al Mausoleo di Augusto. Anticamente era chiamata Via Leonina, da Papa Leone X Medici che la fece ristrutturare nel 1510, tassando pesantemente le prostitute della zona per far fronte alle considerevoli spese del cantiere. Nel 1704 Papa Clemente XI commissionò la costruzione del Porto, che fu denominato Porto di Ripetta per distinguerlo dal Porto di Ripa Grande; il nome passò infine alla strada stessa, che da allora si chiamò Via di Ripetta.

Via del Babuino
collega Piazza del Popolo a Piazza di Spagna. Nel XV secolo un tratto della strada era denominato Via dell’Orto di Napoli a causa della presenza di una colonia di napoletani, mentre un secondo tratto si chiamava Via del Cavalletto perché qui veniva praticata la tortura del cavalletto, che consisteva nel porre il condannato a cavallo di una tavola di legno acuminata, con conseguenze immaginabili, così ben descritte dal poeta dialettale Giuseppe Gioacchino Belli: “... ché for de quer tantino de brusciore / un galantuomo, senza stacce a lletto / pò annà p’er fatto suo, com’un zignore”. Nel 1571 fu realizzata una fontana pubblica nella via, sormontata da una statua di Sileno, battezzata dai romani “er babuino” per le sue fattezze mostruose. La statua divenne così celebre da essere annoverata tra le altre statue parlanti di Roma, il Pasquino, la Madama Lucrezia, l’Abate Luigi, il Marforio, il Facchino, e fu alla fine causa del cambiamento del nome della antica Via del Cavalletto.

Proseguendo nel nostro itinerario lungo via del Babuino si giunge in Piazza di Spagna, gremita di turisti, brulicante di vita in ogni periodo dell’anno, ad ogni ora del giorno e della notte. La splendida scalinata di 135 gradini venne commissionata da papa Innocenzo XIII ed inaugurata da papa Benedetto XIII per il Giubileo del 1725; venne realizzata da Alessandro Specchi e Francesco de Sanctis per collegare l’ambasciata spagnola alla chiesa della SS. Trinità dei Monti. Il progetto della scalinata venne interamente finanziato dai Francesi, che avevano interesse a sistemare la zona di Trinità dei Monti, posta sotto la loro influenza, istituendo un collegamento con la sottostante area di pertinenza spagnola in seguito alla pace tra Francia e Spagna.

Ai piedi della scalinata, ornata in primavera ed estate con piante e fiori, è la Fontana della Barcaccia, risalente al primo periodo del barocco, disegnata da Pietro Bernini e da lui realizzata con l’aiuto del più celebre figlio Gian Lorenzo. La fontana riproduce un barcone fluviale che la tradizione vuole si fosse arenato in quel punto durante l’alluvione del Tevere del 1598.

Sul lato destro della scalinata è la casa del poeta romantico John Keats, che vi visse fino alla morte nel 1821, oggi trasformata in un raffinato museo contenente memorie e oggetti appartenuti a John Keats ed al suo grande amico P.B. Shelley.

Salendo per la scalinata si arriva alla chiesa della SS. Trinità dei Monti, dove termina il nostro itinerario. L’area su cui sorge la chiesa fu donata dal re di Francia Carlo VIII all’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola. Ad un primo impianto gotico realizzato tra il 1502 ed il 1519, fu aggiunto un nuovo nucleo edilizio chiuso da una facciata ornata da due campanili simmetrici, opera di Giacomo della Porta e Domenico Fontana. I due campanili segnano contemporaneamente l’ora di Parigi e quella di Roma. In una delle cappelle interne Daniele da Volterra lasciò nel 1541 un celebre ciclo di affreschi, tra cui la Deposizione, ritenuta universalmente l’apogeo del Manierismo.

L’itinerario n. 8
comprende le seguenti tappe: Piazza del Popolo, Santa Maria del Popolo, le chiese gemelle di Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto, l’Obelisco Flaminio, Via del Corso, Piazza di Spagna, Trinità dei Monti e le vie eleganti del centro.

Ingresso gratuito in tutti i monumenti. Durata della passeggiata: due ore circa.

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