
La più antica cinta muraria di Roma, risalente alla metà del VI secolo a.C., è conosciuta con il nome di Mura Serviane, in relazione al primo edificatore, il sesto re di Roma, Servio Tullio. Di questa originaria cinta difensiva, costituita da un agger, o terrapieno, alto circa 6 metri con muri di contenimento in blocchi di cappellaccio, non rimane più alcuna testimonianza, essendo stata soppiantata nei primi anni del IV secolo a.C. da quella in tufo di Grotta Oscura, che seguì praticamente ovunque il percorso di quella di epoca regia e che oggi possiamo ancora osservare, sebbene in brevi spezzoni o segmenti, talvolta seminascosti tra le costruzioni moderne.
La data precisa della seconda fase costruttiva ci viene data da Livio, il quale afferma che nel 378 a.C. fu decisa dai censores la costruzione di un nuovo muro difensivo, da eseguire saxo quadrato, a maggiore tutela della città dopo l’assedio gallico del 390 a.C. La tecnica costruttiva del muro di IV secolo a.C. è identica alla precedente: blocchi di tufo alti in genere 59 centimetri, corrispondenti a due piedi romani, collocati alternativamente di testa e di taglio. L'altezza del muro si attestava intorno ai 10 metri e lo spessore era di circa 4 metri.
Le mura di Roma si sviluppavano per circa 11 chilometri, includendo una superficie di 427 ettari. La cinta muraria fu edificata con il lavoro di numerose maestranze che lavoravano in contemporanea, come evidenziato dai marchi di fabbrica scolpiti sui blocchi, talvolta anche con grafemi inesistenti nell'alfabeto latino, probabilmente greci, circostanza che farebbe intuire l’intervento di architetti provenienti dalla Magna Grecia, stabiliti a Roma in occasione dei lavori delle mura. Interventi di restauro furono eseguiti nel 353, nel 217, nel 212 e nell'87 a.C.
Ripercorriamo ora il tracciato delle mura. Il Campidoglio era compreso nelle mura e due porte si aprivano qui, la Porta Fontinalis e la Porta Catularia, posta alla fine dei Centum Gradus, la scalinata che scendeva dalla Rupe Tarpea. Arrampicandosi sulla sella che separava Campidoglio e Quirinale, le mura arrivavano a largo Magnanapoli, dove un lacerto murario posto al centro della aiuola moderna è quanto resta di un contrafforte della Porta Sanqualis. Seguendo la moderna Via 24 Maggio il muro raggiungeva la Dataria, dove era la Porta Salutaris, mentre in corrispondenza di Via delle Quattro Fontane, nel tratto vicino Piazza Barberini, si apriva la Porta Quirinalis. Con un percorso parallelo a Via XX Settembre la cinta muraria arrivava al Largo di Santa Susanna dopo aver piegato decisamente verso nord e continuava costeggiando le moderne Via Nicola da Tolentino -Via Carducci -Via Calandra. In questo punto si era conservato intatto un magnifico tratto di muro lungo 32 metri, fino a quando nel 1909, per l'apertura di via Carducci, ne fu distrutto un tratto di ben 9 metri, lasciando due tronconi superstiti separati che sopravvivono ancora oggi.
Fiancheggiando Via Sallustiana le mura arrivavano a Piazza Sallustio e continuavano fino all'intersezione tra Via XX Settembre e Via Goito, dove si trovava la Porta Collina. Da qui iniziava il tratto meglio fortificato, conosciuto come Agger, per proteggere il versante più debole di Roma, totalmente pianeggiante. La lunghezza dell'Agger era di 1280 metri, con un fossato largo 35 metri e profondo 16 metri. Al fossato seguiva un muraglione alto circa 9 metri, cui si appoggiava il terrapieno sul lato interno alla città. Il terrapieno era contenuto a sua volta da un “muro di controscarpa”, distante mediamente 30-40 metri dal “muro di facciata”. Con un circuito corrispondente più o meno a Via Cernaia, Via Macao, Via Calatafimi e Via Volturno, l'Agger giungeva a Piazza dei Cinquecento dove si trovava la Porta Viminalis. Continuando per Via Giolitti, Via Cattaneo, Piazza Fanti, Via Napoleone III, Via Carlo Alberto (dove sopravvive tuttora un piccolo frammento, all’altezza del n. 54), l'Agger finiva in Piazza Vittorio Emanuele II, dove si trovava Porta Esquilina.
Dopo questo punto, il percorso delle mura diventa meno noto. Esse si ritrovano ancora in Largo Leopardi, inglobate nel cosiddetto “auditorium” di Mecenate, ma poi si perdono per un lungo tratto. Il muro doveva seguire il Colle Oppio per poi inerpicarsi sul Celio. Scendendo dal Celio più o meno nel punto dove oggi è la chiesa di S.Gregorio al Celio, attraversava la valle tra il Celio e l'Aventino presso Piazza di Porta Capena dove si apriva la Porta Capena. Il muro includeva il Piccolo Aventino fino ad arrivare a Largo Fioritto dove si trovava la Porta Naevia, da cui usciva la via Ardeatina. Con un percorso irregolare le mura arrivavano a Piazza Albania, dove al centro di Viale Aventino si trovava la Porta Raudusculana. Il muro continuava verso la cima del Grande Aventino presso via di S.Anselmo fino alla Porta Lavernalis, quindi proseguiva comprendendo la zona attualmente occupata dalla chiesa di S.Anselmo e dal comprensorio dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, seguendo il percorso medioevale delle mura di Rocca Savella, digradando poi verso il Tevere lungo il moderno Clivo di Rocca Savella.
Giungiamo così al tratto da sempre più controverso delle Mura Serviane. Secondo l’ipotesi più accreditata, inizialmente il lato della città rivolto verso il Tevere non era stato difeso da mura se non per due segmenti separati, perpendicolari al fiume, che univano il fiume stesso all'Aventino e al Campidoglio. Successivamente questa sistemazione fu modificata introducendo un braccio di muro parallelo al Tevere, con la Porta Trigemina collocata presso la Chiesa di S.Maria in Cosmedin, la Porta Flumentana presso il Tempio di Portunus e la Porta Carmentalis presso l'Area Sacra di S.Omobono, completando in questo modo l’intero circuito difensivo.
*L'itinerario turistico delle Mura Serviane ha una durata di circa 2 ore e si svolge in bicicletta o in scooter, per una lunghezza complessiva di circa 11 km. Info e prenotazioni: 0661661527.