Le Mura Aureliane e l'Anfiteatro Castrense
La cinta delle Mura Aureliane fu costruita tra il 270 ed il 273 d.C. dall'imperatore Aureliano per difendere Roma, capitale dell'Impero, dalle incursioni dei barbari. Dopo aver subito numerose ristrutturazioni in epoche successive, sia nell'antichità che in epoca moderna, le mura si presentano oggi in buono stato di conservazione per gran parte del loro tracciato. Originariamente si sviluppavano per 18 km, oggi si conservano per una lunghezza di 12,5 km.


L'Anfiteatro Castrense è il secondo anfiteatro romano conservato a Roma, risalente agli inizi del III secolo d.C.

Viene menzionato con questo nome nei Cataloghi Regionari dove ci si riferisce probabilmente a castrum come residenza imperiale: il nome sarebbe quindi da tradurre come "anfiteatro di corte", legato al Sessorium, di cui faceva parte anche l'edificio su cui oggi sorge la chiesa di Santa Croce in Gerusalemme. Fu costruito probabilmente insieme al resto del complesso residenziale imperiale all'epoca dell'imperatore Eliogabalo e restò in uso fino alla costruzione delle Mura Aureliane, che lo tagliarono a metà e lo trasformarono in bastione, tramite la tamponatura degli archi della facciata.

Di forma ellittica (asse maggiore di 88 m; asse minore di 75,80 m), presenta attualmente in vista parte delle fondazioni (in cementizio con caementa in selce), a causa dell'abbassamento del piano di campagna circostante, mentre l'elevato è in opera laterizia. Fino alla metà del XVI secolo conservava anche resti dei due ordini superiori, poi abbattuti per esigenze difensive per ordine di papa Paolo IV.

La facciata esterna aveva tre ordini: il primo presentava arcate, inquadrate da semicolonne, il secondo arcate, chiuse da bassi parapetti, inquadrate da lesene e il terzo un attico con finestre ripartito da lesene. Superiormente vi si trovavano probabilmente mensole in travertino per sostenere i pali del velarium. Sui tre ordini semicolonne e lesene avevano capitelli corinzi ed erano realizzate interamente in mattoni, come il resto della struttura, fatto piuttosto raro per edifici di questo tipo, costruiti solitamente in pietra. All'interno, attualmente occupato dal giardino di un convento, i gradini della cavea dovevano essere sorretti da ambulacri con volte a botte, sovrapposti come gli ordini della facciata. Ambienti sotterranei erano ricavati sotto l'arena, i cui resti furono visti in scavi settecenteschi.

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