Le catacombe della Nomentana

I luoghi.

Via Nomentana, una delle più corte strade romane - Le sue quattro catacombe - Costantino e sua figlia, Costanza - Chi fu Annibaliano? - Quel che resta di una grande basilica circiforme - La scalea e la basilica interrata, com'era san Lorenzo - Il "tempio di Bacco" e il mausoleo imperiale di Costanza.

La storia.

Quattro catacombe vi sono sulla via Nomentana, l'antica e piccola strada romana che conduce a Nomentum, oggi Mentana, ad una ventina di chilometri da porta Pia.

La più nota è quella di sant'Agnese che parte dall'antica e piccola basilica scavata presso il corpo della giovinetta martire agli inizi del IV secolo, in una delle ultime e più dure persecuzioni a Roma. Le catacombe di sant'Agnese sono tra le più piccole di questa antica via, raddrizzata alquanto da papa Pio IX a metà del secolo passato. Una seconda e piccola catacomba di cui si ha notizia è quella di san Nicomede, in un primo tratto della via.

Le catacombe più grandi erano quelle del Coemeterium maius, che avevano l'ingresso alcune centinaia di metri oltre la basilica di sant'Agnese, anch'esse sul lato sinistro della strada per chi venga da Roma, all’angolo con l’attuale via Asmara. Grande zona catacombale, oggi non accessibile, collegata ad una antica costruzione sopra terra, in tempi lontani visibile poco più a valle ed oggi del tutto scomparsa: era questa la basilica di santa Emerenziana, sorella di latte di sant'Agnese, ancora catecumena, ossia non battezzata. Essa era stata sorpresa sulla tomba della sorellina (Agnese aveva 13 anni) e, come racconta una antica "Passio” (narrazione dei martiri), fu uccisa mediante lapidazione. Le due furono sepolte in unica tomba, sotto l'altar maggiore della basilica di S. Agnese, ma poi sorse una basilichetta a parte dedicata all’altra martire. Nel cimitero maggiore che, dato il nome, aveva la massima estensione nella zona, si ricordano anche le tombe dei martiri Alessandro, Vittore, Mauro, Papia e Felice, nonché di un’altra martire giovinetta, di nome Zòsime. Scavi eseguiti nel 1954 hanno permesso il ritrovamento, in fondo ad una scala a diciotto metri sotto il livello del terreno, di un arcosolio (ossia d'una nicchia sorretta da un arco, sopra una tomba che di solito ricorda un martire) e di una pittura del IV secolo, ossia del tempo di Costantino e dei primi restauri delle catacombe, a persecuzioni appena cessate: nell’arcosolio, l'affresco mostra due militari martiri, Papia e Mauro, convertitisi per un prodigio mentre conducevano al supplizio un altro martire, Sisinnio, un ufficiale degradato perchè cristiano. Tra loro è una figura di Cristo che tocca con una verga, forse a modo di benedizione, il capo del prigioniero Sisinnio. Un frammento di lapide e pochi altri resti permettono di identificare il luogo dell'antico Coemeterium maius, segno forse che questa zona, un miglio fuori porta Pia, probabilmente in tempi imperiali ospitava una vasta borgata.

La quarta delle catacombe sulla Nomentana è quella di sant'Alessandro, al XIV chilometro, poco oltre l’anello del GRA. Di questa è stata in parte ricostruita la basilichetta sopra terra. E le stesse catacombe di questa località, lontana dall'abitato e ancor oggi in campagna, furono ricordate da Pio IX quando, tra il 1850 e il 1860, fece completare la costruzione della porta Pia di Michelangelo (eretta nel 1560 circa per papa Pio IV), ordinando di porre ai due lati della facciata esterna del nuovo ingresso urbano, le statue di sant’Agnese e di sant'Alessandro papa. Voleva segnalare le due catacombe, che fece restaurare entrambe. Ma per sant'Alessandro si sbagliò: gli studiosi ritenevano allora che le catacombe più lontane fossero dedicate al papa martire di tale nome, invece poi si è accertato che ricordavano un martire giovinetto; e tale è raffigurato, il Sant'Alessandro di queste catacombe, in un affresco moderno sul lato sinistro della Nomentana, mentre l'accesso antico della zona cimiteriale è sul lato opposto.

A sant'Agnese, la memoria e il complesso monumentale sono rimasti salvi, nei secoli, grazie al fatto che, fin dai tempi costantiniani, accanto alla basilica e alle piccole catacombe sorse un frequentato convento di monache, voluto da una potente donna imperiale, Costantina o Costanza, figlia di Costantino, che andò sposa ad un lontano re d'Oriente, Annibaliano, alleato di Roma.

Fu Costantina, o Costanza - mai proclamata santa dalla Chiesa, ma come tale chiamata nella tradizione popolare - che fece costruire non una ma due basiliche presso la tomba di sant’Agnese e volle che un gruppo scelto di donne vegliasse e pregasse nel monastero, guidato direttamente da sacerdoti che venivano dal Laterano, ossia dalla cattedrale di Roma.

Le suore, anzi, in ricordo della santa Agnese e del suo nome sacrificale, allevano ancor oggi gli agnelli che saranno poi donati al papa nel giorno di festa della santa, il 21 gennaio, e tosati per comporre con la loro lana i "pallii", ossia le speciali stole che, da sedici secoli, i pontefici romani donano agli arcivescovi e ai metropoliti di varie parti del mondo per testimoniare una speciale solidarietà in momenti di crisi, ossia persecuzioni, guerre, catastrofi, epidemie mortali.

Data la sua particolare affezione a sant'Agnese e alla sua sorella di latte, Emerenziana, che volle fossero custodite in un'unica e preziosa cassa sotto l’altare, Costanza - chiamiamola così, è il nome più noto - volle essere sepolta con il marito in uno speciale mausoleo, in vicinanza delle catacombe e di una enorme basilica che essa stessa aveva fatto costruire, a forma di circo ("circiforme", dunque), non lontana dalla prima basilichetta seminterrata, che non poteva contenere tanti cristiani quanti ne convenivano nei riti solenni, specie la domenica.

Si deve dunque a Costanza e al marito Annibaliano, sovrano di un piccolo regno dell’Asia Minore (oggi Turchia) se oggi, in un unico isolato urbano, abbiamo le catacombe, due basiliche e lo splendido mausoleo detto “di santa Costanza".

La basilica, piccola ed ancora nello spazio antico, un poco ampliato, ha molte somiglianze con l’antichissima e primitiva basilica di san Lorenzo al Verano: anche quest’ultima fu scavata nel declivio d'un colle che custodiva la tomba del martire, per lasciarla sul posto antico della prima sepoltura. Come la più antica chiesa di san Lorenzo, sant'Agnese ha anch’essa i matronei, ma questi ultimi sono ancora praticabili. Del resto vi avevano accesso le monache che custodivano la basilica, alle quali poi fu aggiunto un convento di monaci del capitolo lateranense, per curare soprattutto la liturgia.

La visita a sant'Agnese, la basilica antica, passa per un ampio scalone di 30 gradini in discesa, restaurato a fine '400 dal cardinale Giuliano della Rovere, che poi divenne papa Giulio II nel 1503. Lungo lo scalone è collocata una delle più belle lapidi antiche, del IV secolo, in puri caratteri di Filòcalo, che riproduce il carme, ovvero il poemetto di papa Damaso sulla vicenda del martirio di sant'Agnese, la giovinetta uccisa nello stadio di Domiziano (oggi piazza Navona).

La basilica, alquanto ampliata con tre navate da papa Onorio I (625-38) due secoli dopo, ebbe vari restauri fino a quando Paolo V la fece realizzare nella sua forma attuale nel 1616. Il bel mosaico bizantino dell’abside antica è del tempo di Onorio I, mentre il tabernacolo in bronzo con il ciborio e la statua della santa (di Nicolas Cordier) sono di artisti del tempo di Paolo V Borghese.

Le catacombe, nel breve tratto visitabile, non sono di grande importanza, mentre assai originale è la grande basilica a forma di circo, che era a tre navate ed è completamente conservata nelle sue gigantesche mura perimetrali, impressionanti per chi può vederle dall’interno.

Ma il capolavoro maggiore, degno d'una visita, è il Mausoleo di Costanza e Annibaliano. Questo il nome giusto di una costruzione d’eccezionale eleganza, realizzata da architetti imperiali. Un grande edificio rotondo, con un grande nartece a forcipe ed un vasto corridoio circolare che gira tutto attorno al tamburo di una cupola retto da grandi colonne abbinate, ossia poste a due a due lungo i raggi del corridoio, che sono dodici, quanti gli apostoli. Lungo la grande parete circolare del mausoleo, oltre all’ingresso, sono tagliate undici nicchie grandi, alternate: l’una a pianta rotonda (a semicerchio), l’altra a pianta rettandolare. Sul fondo del grande mausoleo, nella nicchia a rettangolo di fronte all'ingresso, era il gran sepolcro di porfido della figlia di Costantino, con bassorilievi che ricordano una ricca vendemmia con amorini. In tale sarcofago, destinato a Costanza e Annibaliano, fu sepolta intorno all’anno 360 la regina Costanza, morta in Bitinia nel 354; e successivamente vi fu deposta la sorella Elena, figlia dello stesso imperatore, sua sorella. Vollero, per testamento, imitare la sorte delle due martiri, Agnese ed Emerenziana, sepolte una accanto all’altra. Al centro del grande mausoleo per qualche tempo fu messa una vasca per fare battesimi, ma poi verso il 1200 l’edificio fu abbandonato, assieme alla basilica a forma di circo. Fu difesa solo, con il convento, la basilichetta di S. Agnese con le sue catacombe.

Il mausoleo, con i putti di porfido rosso che vendemmiavano ed altre scene con tralci di vite (allusione all’Eucaristia) in mosaico nelle volte del grande corridoio, fecero pensare ad un tempio di Bacco. E così lo chiamarono, fino ai tempi romantici dell''800: quando chiassose compagnie di giovani pittori tedeschi e olandesi, amici dell’arte ma anche del buon vino dei castelli, vennero qui a fare feste, non simboliche, in onore di Bacco.

La pacchia degli artisti, suggestionati anche dal vicino luogo della "sedia del diavolo" (oggi piazza Elio Callistio, con un curioso sepolcro, non lontana e poco più a valle), finì quando il mausoleo fu recintato, restaurato e restituito ai cultori dell’arte costantiniana. Già un secolo prima, nel 1790, papa Pio VI aveva fatto portare ai Musei vaticani il grande sarcofago di porfido "sotto un tiro di quaranta bovi".


*La visita guidata alle Catacombe della via Nomentana e al Mausoleo di Costanza e Annibaliano ha una durata complessiva di due ore e mezza.


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