
I restauri della Cappella Sistina, condotti da un gruppo di specialisti dei Musei Vaticani coordinati dal direttore Carlo Pietrangeli, dal professor Fabrizio Mancinelli, storico dell’arte e direttore dei lavori, da Gianluigi Colalucci, capo-restauratore, e sponsorizzati dalla rete Nippon Television Network di Tokyo, hanno comportato la pulitura degli affreschi della Volta, effettuata dal 1990 al 1992, e del Giudizio, portato a termine nel 1994 dopo quattro anni di intenso lavoro.
Ne è emerso un Michelangelo nuovo, di cui si era persa memoria, perché il fumo delle candele e persino i restauri (che nei secoli precedenti erano consistiti in ridipinture o in interventi ravvivanti dei colori che però successivamente si erano degradati rendendo ancora più opachi i dipinti), avevano annerito le superfici, tanto da far ritenere in passato che Michelangelo desse più importanza al disegno che al colore.
In seguito alla pulitura, molte pagine della critica d’arte sull’artista hanno dovuto essere aggiornate, o riscritte integralmente. Infatti, i colori ritrovati sono risultati chiari, vivaci, squillanti, accostati con grande sapienza pittorica perché si riducesse l’effetto di appiattimento delle figure, inevitabilmente determinato dalla lontananza dell’occhio dello spettatore dai dipinti. Di particolare interesse è l’uso dei “cangianti”, ossia dell’accostamento di colori fortemente contrastanti (come nella figura della Sibilla Delfica o in quella del Profeta Daniele, ma ancora di più nelle vele e nelle lunette) per accrescere i volumi e sottolineare la potenza delle masse.
Per la Volta, Michelangelo ha usato colori molto liquidi e trasparenti, dati talora con pennellate veloci e decise che lasciano intravedere il fondo. I contorni sono in genere netti e decisi per le figure in primo piano, divengono sfumati con all’interno colorazioni più sommarie per le immagini retrostanti, quasi che una lente mettesse a fuoco gli oggetti più vicini. I colori usati dall’artista erano tutti di grande qualità, il che ha permesso la conservazione degli affreschi nel tempo: per i rossi e i gialli sono state impiegate ocre (minerali terrosi), per i verdi, silicati di ferro e per i blu polvere di lapislazzulo. Il lilla è il “morellone”, derivante da pianta erbacea con fiori viola, il bianco è quello cosiddetto “di San Giovanni”, mentre il nero è polvere di carbone.
L’intervento di restauro ha rappresentato un evento di risonanza mondiale ed è consistito, dopo accuratissimi esami di laboratorio, in una prima fase di pulitura con acqua distillata, quindi nella applicazione di un blando solvente che, pur asportando i vari strati di sporco, ha però mantenuto, a fini protettivi, un sottile velo di patina rappresentato dal primo strato di polvere depositatosi sugli affreschi subito dopo la loro esecuzione. Attualmente nella cappella l’aria è filtrata da condizionatori e l’inquinamento prodotto dai visitatori viene assorbito da sofisticate apparecchiature.