Itinerario n. 6. Il Campo Marzio Centrale.
Il
Campo Marzio era nell’antichità la zona pianeggiante esterna alle Mura Serviane, estesa tra il Campidoglio a sud, il Tevere ad ovest, il Quirinale ad est e la collina del Pincio a nord. L’asse viario principale era costituito dal tratto terminale della Via
Flaminia, che collegava la Porta
Fontinalis delle Mura Serviane alla
Porta Flaminia, oggi Porta del Popolo; il tratto meridionale della via assunse il nome di
Via Lata (l’attuale Via del Corso). Il Campo Marzio fu compreso tra la IX
regio augustea, denominata
Circus Flaminius, e la VII
regio, denominata
Via Lata.
Il Campo Marzio, ovvero “di Marte”, deriva il suo nome dalla consacrazione della pianura, fin dai tempi più antichi, alla divinità guerriera Marte, di cui certamente esisteva un sacello o piccolo santuario già nel VI secolo a.C., probabilmente situato nella zona di Piazza Venezia ma non ancora identificato. Il Campo Marzio era un’area extraurbana, non compresa nel circuito del
pomerium, e destinata a scopi ben precisi, quali le esercitazioni militari e lo stanziamento degli eserciti reduci dalle campagne militari, che necessitavano di un periodo di sosta e di “purificazione” dal contatto con l’esterno, prima di poter entrare in Roma e celebrare i trionfi.
L’identificazione e l’ubicazione dei monumenti di questo settore della città sono ben note, grazie alla eccezionale continuità urbanistica che nel corso dei secoli ha permesso la conservazione degli edifici romani sotto le strutture e le strade moderne, come nei casi più evidenti dello Stadio di Domiziano-Piazza Navona, Portici e Curia di Pompeo-Largo Argentina-Campo dei Fiori, Palazzo Massimo-
Odeion di Domiziano ecc. Inoltre, la nostra conoscenza del Campo Marzio è sostenuta e completata dalla planimetria marmorea della
Forma Urbis Severiana, in scala 1:240, voluta dall’imperatore Settimio Severo e da lui collocata all’interno dell’aula della biblioteca del
Templum Pacis. La
Forma Urbis, attualmente nota da 1186 frammenti per un totale di circa il 15% dell’intera estensione originaria, riproduce fedelmente gli edifici pubblici e privati del Campo Marzio, rappresentati come se fossero stati sezionati all’altezza del primo piano.
Il complesso monumentale più impressionante della zona in questione è certamente costituito da
Piazza Navona, sorta sui resti dello Stadio costruito da Domiziano tra l’81 e l’86 d.C. e destinato agli
agones, cioè alle gare di atletica, molto meno amate dai romani rispetto ai giochi circensi. Lo stadio era costituito da una grande pista di forma rettangolare allungata con un lato di fondo curvilineo ed uno rettilineo (lunga m. 265, larga m. 106), priva della spina centrale, circondata da gradinate sorrette da un doppio ordine di arcate e semicolonne ioniche e corinzie. Resti delle arcate della cavea, in travertino, si possono osservare in Piazza di Tor Sanguigna. Lo stadio di Domiziano era affiancato da un piccolo
odeion, un edificio destinato a spettacoli teatrali, di cui resta oggi una sola colonna visibile alle spalle di Palazzo Massimo. Dopo secoli di abbandono nel corso del Medioevo, verso la metà del XV secolo la piazza si animò nuovamente a seguito del trasferimento del mercato che si svolgeva prima ai piedi della scalinata dell’Aracoeli. Nel 1630, il cardinale Giovanni Battista Pamphili, poi salito nel 1644 al soglio pontificio con il nome di Innocenzo X, commissionò a Girolamo Rainaldi la costruzione del Palazzo Pamphili, al Bernini la costruzione del capolavoro dell’arte barocca, la Fontana dei Fiumi (1647-1651), ed al Borromini la realizzazione della chiesa di Sant’Agnese in Agone (1652), alla quale parteciparono poi anche Carlo Rainaldi e lo stesso Bernini. Piazza Navona divenne grazie a questi interventi urbanistici il fulcro della vita cittadina; amata dai romani e dai turisti di tutto il mondo, durante le feste natalizie riceve nuovo festoso splendore dalle numerosissime bancarelle e dagli artisti di strada che la popolano riempiendola fino all’inverosimile.
A poca distanza da Piazza Navona, il
Pantheon è il monumento di Roma meglio conservato, e certamente il più affascinante; la sua sopravvivenza si deve al fatto che molto presto, nel 609 d.C., fu trasformato nella chiesa di
Santa Maria ad Martyres da papa Bonifacio IV. Dedicato a tutte le divinità romane, il tempio fu costruito da
Marco Vipsanio Agrippa tra il 27 ed il 25 a.C., in forme del tutto tradizionali ed orientato in direzione opposta alla attuale, dunque verso sud; si trattava di un semplice edificio di forma rettangolare circondato da un colonnato e di dimensioni ridotte. A seguito della distruzione dovuta ad un incendio, il
Pantheon venne integralmente ricostruito dall’imperatore Adriano: la cronologia dei lavori adrianei è resa certa dai bolli laterizi, recanti i nomi dei consoli in carica tra il 118 ed il 125 d.C. Adriano non volle tuttavia accreditare a se stesso il merito della ricostruzione, e fece affiggere sul frontone del nuovo tempio la originaria dedica: “Marco Agrippa, figlio di Lucio Agrippa, nell’anno del suo terzo consolato, fece”. L’eccezionalità del Pantheon è dovuta alla forma del corpo centrale, un tamburo in cementizio ed opera laterizia, sormontato da una gigantesca cupola in calcestruzzo, al centro della quale si apre un foro circolare del diametro di 9 metri, attraverso il quale filtra nell’edificio un fascio di luce straordinario. La cupola del Pantheon è verosimilmente l’opera architettonica più pregevole ed ardita di Roma, e del mondo romano. All’interno della chiesa sono conservate le spoglie del grande Raffaello e di altri artisti celebri, nonché i monumenti funerari di Umberto I Re d’Italia e di Vittorio Emanuele II di Savoia.
Immediatamente alle spalle del Pantheon possiamo ammirare i resti della Basilica di Nettuno, voluta dallo stesso Agrippa e costruita in età augustea. Tagliata a metà da Via della Palombella, della basilica resta tutto il lato settentrionale, con un’abside destinata a contenere il simulacro del dio Nettuno ed un meraviglioso fregio a bassorilievo con figure di delfini e immagini floreali, di estrema eleganza e raffinatezza. Nella basilica erano conservate le statue raffiguranti le 14 province dell’Impero di Roma: la leggenda ci ricorda che, quando una delle province si ribellava al potere di Roma, la statua corrispondente prendeva vita ed agitava il campanellino che portava al collo, per avvertire del pericolo.
Procedendo in direzione di Via Arco della Ciambella, ci imbattiamo nei resti del calidarium delle grandiose Terme di Agrippa, costruite nel 19 a.C. ed alimentate dall’acquedotto Vergine, inaugurato dallo stesso Agrippa. Le terme si estendevano originariamente fino quasi a lambire la zona di Largo Argentina; la porzione meglio preservata è costituita da una cupola simile a quella del Pantheon ma molto più piccola, inglobata in un edificio in Via Arco della Ciambella.
Tra la chiesa di Santa Maria sopra Minerva e la chiesa di Santo Stefano del Cacco era situato il Tempio di Iside, monumentale complesso dedicato alla divinità egizia, da cui provengono alcuni obelischi dell’epoca di Ramesse II: l’obelisco con l’elefantino del Bernini (il celebre “pulcino della Minerva”) in Piazza della Minerva, quello collocato in Piazza della Rotonda di fronte al Pantheon, ecc.
L’area sacra di Largo Argentina costituisce il complesso di edifici templari di epoca repubblicana più importante di Roma: fu scavato tra il 1926 ed il 1928, con risultati di grande rilievo scientifico. Nella zona sono concentrati ben quattro templi, cronologicamente collocati tra il IV secolo a.C. ed il II secolo a.C.: il Tempio di Feronia, il più antico, poi quello di Giuturna, risalente al III secolo a.C., il Tempio dei Lari Permarini, del 179 a.C., ed infine il Tempio della Fortuna Huiusce Diei, dedicato da Quinto Lutazio Catulo nel 101 a.C.
Tra Largo di Torre Argentina e Campo dei Fiori si estendeva il complesso dei Portici, della Curia Senatus e del Teatro di Pompeo, iniziato nel 61 e completato nel 55 a.C. Si trattava di una enorme piazza porticata con giardini e fontane al suo interno, chiusa verso nord dal teatro, la cui cavea sopravvive ancora oggi nelle fondamenta degli edifici di Via di Grotta Pinta, il cui andamento curvilineo ripete esattamente la curva del teatro. Il Tempio di Venere Genitrice, che chiudeva tutto l’insieme, corrisponde alla zona occupata oggi da palazzo Righetti.
Itinerario n. 6: il Campo Marzio centrale: Piazza Navona e le sottostanti rovine dello Stadio di Domiziano, il Pantheon, la Basilica di Nettuno, le Terme di Agrippa, il Tempio di Iside, l’Area Sacra di Largo Argentina, i Portici e la Curia di Pompeo.
Durata dell'itinerario: due ore circa. Ingresso gratuito in tutti i monumenti.