Alla scoperta di Roma: l'Esquilino cristiano

I luoghi.

Il Macellum Liviae e la villa di Mecenate, il Vicus Patricius e il Vicus Longus - La casa di Pudente e la chiesetta di S. Maria ‘ad praesepe' - La nevicata del 5 agosto - Gli sviluppi della basilica di papa Sisto III - Il colle nel medioevo - Le grandi idee di Sisto V: la villa, la cappella e l'obelisco al centro di una stella - Basilica e dimora di santa Pudenziana - basilica di santa Prassede - Sant'Antonio abate e i monaci orientali - Piazza di S. Maria Maggiore e via Panisperna, arteria dei tre colli.

I fatti.

Un gran pupazzo di legno di fico era eretto su un'altura dell'Esquilino, per spaventare i passeri e divertire i viandanti. Una gran figura di Prìapo, orrenda ed oscena, in un luogo di malaffare: ne parla in modo divertente Orazio, il poeta amico di Mecenate, nell’ottava satira del suo primo libro. Era un luogo orrendo, l'Esquilino, subito fuori la porta delle mura Serviane, dove tra boschetti maleodoranti, tra radure e immondizie venivano sepolti schiavi, condannati e prostitute d’infimo rango in casse sgangherate che s’aprivano per il ruspare degli animali affamati e venivano sconnesse da temporali e fiumi di acqua mai regolata, nelle bufere. Luogo di fattucchiere e di squallide aggressioni, le Exquiliae: il nome stesso della zona, che dette poi origine a parte del rione Monti per i continui saliscendi, indicava una esclusione dal consorzio civile di Roma classica. Ex indicava il rigetto, sociale ed umano. In-quilini erano i civili abitanti delle vaste regioni Palatina e Capitolina, le alture del dominio. Ex-quilini erano i rifiutati, i poveracci, i senza diritto alcuno. E là, dove si vedevano biancheggiare ossa umane molto spesso tra il marciume, si incontravano emarginati e si interravano alla meglio i morti di serie B e C.

Ma questo fino a quando, tra gli anni trenta e venti avanti Cristo (secondo un calcolo di noi moderni) Mecenate, gran signore etrusco e consigliere tra i primi di Augusto, non fece coprire con migliaia di metri cubi di terra riportata i vecchi campi scellerati, e vi fece piantare alberi d’alto fusto e giardini, elevando il suolo dell’Esquilino all’incirca a sud-est dell’altura sulla quale ora svetta il campanile di santa Maria Maggiore. Uno di questi giardini fu proprietà dello stesso Mecenate, alzato oltre nuovi bastioni delle mura.

Ed ora sull'Esquilino risanato - scrisse Orazio - si può abitare in luoghi più salubri e passeggiare al sole sui bastioni, dove prima con raccapriccio si vedeva biancheggiare di ossa umane la terra desolata. Su questa zona collinare il poeta stesso, che morì il 27 novembre del freddo autunno dell'anno 8 avanti Cristo, volle essere sepolto, in luogo visitato dal sole (che cantò nel Carmen saeculare), accanto alla tomba di Mecenate che era sceso tra le ombre pochi mesi prima, appunto in quella villa nella quale aveva avuto il suo auditorium: un luogo di cultura tra il verde, nel quale ascoltare anche Virgilio e Ovidio, Tito Livio e molti altri grandi.

Dell'Esquilino rinnovato, dei tempi di Augusto, scavi archeologici ci hanno dato una grande casa agricola, esattamente sotto la basilica di santa Maria Maggiore; poco più a valle e verso sud, una vasta aula dipinta che verrà definita, forse con qualche fantasia, Auditorium di Mecenate. E poi, verso sud-ovest e a ridosso del colle Oppio, si scoprirono sette grandi piscine contigue chiamate nel Rinascimento le sette sale (poi si scoprirà che erano nove), di età forse traianea; e ancora, più verso il Colosseo, i resti giganteschi e in gran parte sotterranei della Domus Aurea di Nerone e delle terme di Traiano, nei quali si calarono ad esplorare pitture e stucchi, visibili al lume di candela, artisti giovani di un certo ardimento fin dai primi anni del 500. Si chiamavano Pinturicchio e Raffaello: ripresero disegni da quelle grotte, in pitture a fresco di chiese e di loggiati. Nacquero le "grottesche” e il gusto del grottesco, con figure pagane metà persone e metà animali, satiri e sfingi, delicati mostri decorativi.

Le alture dell‘Esquilino rimasero in gran parte disabitate con il crollo dell'impero romano e con il primo irrompere dei barbari. I giardini assolati di Mecenate intristirono. La gente abitava, tra il quinto e il sesto secolo, più a valle, tra il Laterano e il Colosseo, in qualche area presso le rive del Tevere, attorno al Campidoglio e al Quirinale.

In questo paesaggio di nuovo desolato avvenne il fatto leggendario di una nevicata il 5 di agosto, su una sommità disabitata dell'Esquilino. E là quindici secoli fa, un papa, Liberio, e un patrizio di Roma, Giovanni, si recarono il mattino dopo la nevicata, vista da entrambi in sogno. Cominciò così la costruzione della basilica, poi rifatta con maggiore solidità da papa Sisto III, sempre nel quinto secolo cristiano, per celebrare Maria, Madre di Dio, tale definita dal Concilio Ecumenico di Efeso del 431.

Ma un'altra tradizione più antica di questa, ci dice che fin dai tempi di Costantino e di sua madre Elena, era stata collocata in una grotta trasformata in cappellina presso la sommità dell'Esquiino, la reliquia preziosa della mangiatoia di Betlemme, tratta a Roma dalla Palestina dalla stessa imperatrice madre in un suo famoso viaggio. Quindi fin dall'alto medioevo la località si chiamò 'ad Praesepe' ossia, presso la mangiatoia.

Tutta la zona, con la basilica antica di papa Liberio e di papa Sisto III, prese nuova vita e fu al centro di multiformi cantieri dalla primavera del 1585: ossia da quando, in aprile, fu eletto papa Felice Peretti, che si fece chiamare Sisto V. Già da cardinale abitava nei pressi, in una villa che si era costruito ad oriente della basilica, con un bel giardino. Ma dall’altura stessa di santa Maria Maggiore il nuovo papa volle che partisse, come dal cuore, un nuovo disegno della città. Roma a forma di stella, irraggiante con otto strade lunghissime dal corpo stesso della basilica di santa Maria Maggiore. I due raggi principali della stella urbana dovevano arrivare agli estremi nord e sud del lungo perimetro delle mura Aureliane, 19 chilometri di cinta dell’abitato imperiale. A nord fino a porta del Popolo, a sud fino a santa Croce in Gerusalemme.

Obelischi egizi dovevano segnare - e in gran parte segnano ancora - i punti focali dei grandi rettilinei. Abbiamo infatti I'obelisco di piazza del Popolo, fatto erigere da Sisto V come quello di piazza dell'Esquilino. Anzi, sembra che l'obelisco esquilino sia collocato proprio nel sito dell’antichissima grotticella con la cappella del Presepe: fu lo stesso Sisto V che fece spostare la reliquia della mangiatoia ed il bel presepe francescano della fine del '200, scolpito da Arnolfo di Cambio alla vigilia dell'anno santo 1300, nella cripta della nuova e grande cappella che papa Peretti si fece costruire su un fianco della basilica. Quella cappella, voluta come un mausoleo per due papi, fu realizzata da Domenico Fontana con una cupola che doveva copiare in misura ridotta quella di san Pietro.

Ventanni dopo Sisto V, un altro papa volle intervenire in modo monumentale - e simmetrico, rispetto al predecessore - in santa Maria Maggiore. Questo papa fu Paolo V, Camillo Borghese. Fece costruire da Flaminio Ponzio e decorare da Pietro Bernini la cappella Paolina, per bilanciare con la seconda cupola quella Sistina. Nell'altra piazza, all'ingresso della basilica, fece erigere l’altra colonna, tratta dalla basilica di Massenzio, con la Vergine in cima: in esatta simmetria con l’obelisco che fronteggia l’abside. Ci misero poi le mani due geni come Gianlorenzo Bernini e Ferdinando Fuga per completare nei due secoli successivi il monumento architettonico di santa Maria Maggiore.

L’interno resta un paradiso di mosaici: quelli del V secolo, dell'arcone trionfale e delle targhe musive lungo la navata centrale; quello splendido di Filippo Rusuti, del '200, nell'abside; e quello del vecchio atrio, sempre del '200, con la famosa nevicata del 5 agosto.

Tre perle incoronano intorno il blocco antico di santa Maria Maggiore, sull' Esquilino, colle della Vergine. Le due basiliche antiche, e su case antichissime di età romana, dedicate alle sante martiri e sorelle Prassede e Pudenziana, nobili giovinette che abitarono con il padre, Pudente, sul lungo Vicus Patricius (strada dei nobili antichi), anch'esse basiliche ricolme di mosaici (tra i quali splende l’Orto del Paradiso, in Santa Prassede); e l’antica chiesetta di san Vito, addossata ad una porta sulle mura Serviane, della quale ancora si può ammirare l’arco trionfale di Gallieno. Non lontano, l’antica e orientale chiesa di sant'Antonio Abate.

La passeggiata dell'Esquilino ha una durata di circa due ore; luogo di appuntamento presso la basilica di Santa Maria Maggiore. Ingresso gratuito in tutti i monumenti.


[Indietro]

Associazione Culturale Amici di Roma - Orario di apertura: da Lunedi a Sabato dalle 9 alle 13 e dalle 15,30 alle 19,30. Info e prenotazioni: 0661661527; 0666734778; 3669430785; E_mail: segreteria@amicidiroma.it - Copyright 2006 - 2012

Visite guidate didattiche a Roma e nella Città del Vaticano, riservate agli adulti, alle famiglie ed alle scuole di ogni ordine e grado, sia italiane che estere.