
Per prenotare la visita guidata didattica alla necropoli dei Monterozzi ed al Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia: 0661661527; 3669430785; segreteria@amicidiroma.it.
Tariffe per le scuole: euro 4 ad alunno; ingressi gratuiti presentando alla biglietteria la lista dei partecipanti su carta intestata della scuola, con timbro e firma del Dirigente scolastico.
L'antica città di Tarquinia (in etrusco Tarchna) sorgeva sul colle Pian di Civita, a breve distanza dalla città medievale. Ben poco sopravvive del tessuto urbano della città etrusca: i resti delle poderose mura del V secolo a.C., composte da blocchi squadrati di macco, che avevano una lunghezza di circa 5 km, e avanzi di un tempio della prima metà del IV secolo a.C. dedicato ad una divinità salutare e oggi noto come “Ara della Regina”. L'importanza di Tarquinia è testimoniata dalla leggenda secondo la quale la città fu fondata da Tarchon, figlio o fratello del mitico re Tyrrhenus, capostipite degli Etruschi.
Dal VI secolo a.C., grazie all'incremento dei contatti commerciali con l'Egeo, Tarquinia cresce in importanza, così da divenire nel corso del IV secolo a.C. la principale città della Federazione Etrusca. Tra la fine del IV secolo e l'inizio del III secolo a.C. Tarquinia, al vertice della propria potenza, si scontra a più riprese con la potenza nascente di Roma. Uscita sconfitta da queste guerre (281 a.C.), la città etrusca deve rinunciare ai domini costieri, tra i quali il proprio porto, distante pochi km dalla città. Isolata dai commerci marittimi, cominciava così per Tarquinia un declino che sarebbe stato inarrestabile, e che si sarebbe concluso nel I secolo a.C. con la trasformazione in municipium.
La necropoli dei Monterozzi
A poco più di 3 km a E della nuova città di Corneto-Tarquinia è situata la necropoli dei Monterozzi, famosa per le meravigliose pitture delle sue tombe affrescate, che rappresentano una delle più complete testimonianze di arte pittorica del mondo antico. Le tombe dipinte di cui oggi conosciamo l'ubicazione sono più di 200, ma di queste solo una piccola parte, circa 20, è aperta al pubblico e visitabile.