
La tribuna da cui magistrati e oratori arringavano il popolo, chiamata Rostra perché decorata con i rostri delle navi nemiche, in origine era collocata nel Comitium; dopo il completo riordinamento del Comitium iniziato da Gaio Giulio Cesare e terminato da Ottaviano Augusto, la tribuna fu arretrata sul lato W del Foro.
La struttura (m. 24 x m. 12, h. m. 3) conserva attualmente resti della facciata in opus quadratum a blocchi di tufo, mentre tutta la porzione ricostruita in piccoli tufelli cementati è frutto di un restauro moderno: sono visibili i fori dei perni che sorreggevano i rostri delle navi.
La parte posteriore, rivolta verso il Campidoglio, è costituita da una scalea semicircolare, probabile ricordo dell’antica tribuna: tra la scalinata e la facciata si trovano alcuni pilastri in laterizio, ma in antico forse in travertino, che servivano a sorreggere il vero e proprio palco, verosimilmente ligneo.
Molte orazioni famose vennero pronunciate da questa tribuna: la più celebre fu quella di Marco Antonio dopo l'uccisione di Gaio Giulio Cesare alle Idi di Marzo del 44 a.C. Qui vennero esposte la testa e le mani di Cicerone, vittima delle proscrizioni del II Triumvirato; qui Giulia, figlia di Ottaviano Augusto, fu accusata di prostituzione e condannata all’esilio.
Un nuovo settore in laterizio della tribuna fu aggiunto nel 470 d.C. ed è attribuito, secondo il testo di un’epigrafe, al Praefectus Urbis Giunio Valentino, forse a memoria di una vittoria ottenuta contro i Vandali: l’ampliamento fu infatti chiamato Rostra Vandalica.