
Fu costruito nei primi anni del V secolo a.C.; si trova alle pendici del colle capitolino, a S-W della tribuna dei Rostra.
In precedenza, sul sito del tempio era un arcaicissimo altare da collegare, secondo la leggenda, alla fondazione del villaggio sul Capitolium da parte del dio Saturno. A conferma di tale tradizione abbiamo oggi le evidenze archeologiche di un villaggio di capanne esistente sul colle fin dall’età del Bronzo (XIV-XIII secolo a.C.), nonché la stessa antichità del culto saturnino.
La costruzione del tempio fu iniziata nei primi anni della Repubblica, verosimilmente tra il 501 e il 498 a.C.; esso fu votato dal re Tarquinio il Superbo e fu consacrato da Titus Larcius. Altre fonti lo attribuiscono ad un Lucius Furius, ma si tratta probabilmente di un restauro effettuato agli inizi del IV secolo a.C. a seguito dell’incendio gallico; si tratterebbe dunque del più antico tempio repubblicano di Roma, secondo solo al tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio, che è del 509 a.C.
Le fonti letterarie riportano che la statua del dio, capite velato e con in mano una falce, era cava e piena di olio; le gambe venivano legate con bende di lana, sciolte solo in occasione della celebrazione dei Saturnalia. Nel tempio si custodivano il tesoro dello Stato, gli archivi pubblici, le insegne della Repubblica e una bilancia per la pesatura dell’oro, operazione in seguito spostata al tempio dei Castori. In seguito il tesoro dello Stato fu tolto e collocato in un apposito edificio, gli archivi furono spostati nel Tabularium sotto l’attuale Palazzo Senatorio, mentre il podio del tempio veniva ancora usato per affiggere editti e documenti pubblici.
Un completo rifacimento del tempio si ebbe nel 42 a.C. ad opera del console Lucio Munazio Planco, con il bottino della vittoria sui Reti; a seguito dell’incendio sviluppatosi sotto Carino nel 283 d.C., esso fu nuovamente restaurato.
I resti oggi visibili appartengono sia alla fase del restauro tardo repubblicano (il podio) che al restauro del III secolo d.C., a cui dobbiamo riferire le magnifiche colonne superstiti del pronao in granito grigio e rosa ed i pregevoli capitelli ionici. La trabeazione è composta di materiali di riutilizzo: l’architrave mostra l’antica decorazione della fine del II - inizi del III secolo d.C. sul lato interno del pronao, mentre il retro dei blocchi fu riscolpito per fare spazio alla nuova dedica, che menziona la ricostruzione dopo l’incendio del 283 d.C.:
SENATUS POPULUSQUE ROMANUS INCENDIO CONSUMPTUM RESTITUIT.
E’ del più antico intervento di Munazio Planco il podio in opus caementicium rivestito in travertino, con una scalinata frontale che attraversava un avancorpo (oggi crollato) entro cui si apriva un vano; si entrava in questo ambiente attraverso una porta ad E, di cui resta solo la soglia. Qui era la sede dell'Erario, il tesoro dello Stato. Il lato E del podio mostra ancora i numerosi fori che segnano la superficie occupata di un grande pannello, dove venivano affissi i vari documenti pubblici, editti, leggi, ben noto attraverso la letteratura.