Itinerario n. 20. Dalla Piramide di Gaio Cestio al Monte Testaccio e all'emporio di Marmorata.

Il nostro itinerario turistico ha come punto di partenza la Piramide di Gaio Cestio. Fu costruita tra il 18 e il 12 a.C. come monumento funerario per Gaio Cestio Epulone, un membro del collegio dei Septemviri Epulonum; è interamente in conglomerato cementizio, con cortina di laterizi e rivestimento di lastre di marmo di Carrara; è alta metri 36,50, con una base quadrata di 30 metri di lato, e sorge su di un basamento in cementizio.

All'interno la piramide presenta una camera sepolcrale di 5,95 x 4,10 metri, alta 4,80 metri. Su entrambi i lati verso est e verso ovest, a circa due terzi dell'altezza, è scolpita l'iscrizione che riporta il nome e la titolatura di Gaio Cestio; sul lato est, a circa un terzo dell'altezza, sono esplicate le circostanze che diedero luogo alla edificazione del monumento funebre.

Un confronto con le Piramidi della piana di Giza in Egitto ha rivelato che la resistenza del conglomerato cementizio permise agli architetti romani di costruire la piramide di Gaio Cestio con un angolo molto più acuto di quelle egiziane.

Il monumento era situato lungo la Via Ostiense ed era circondato da un muro di cinta in blocchi di tufo, tuttora in parte visibile; aveva 4 colonne angolari e due statue di Gaio Cestio ai lati della porta.

La camera funeraria, murata al momento della sepoltura come avveniva nelle piramidi egizie, è affrescata in bianco, con esili cornici e figure ornamentali. È abbastanza ben conservata ma interamente spoglia; sulla parete di fondo, dove era posta l’effigie del defunto, ora è un foro, praticato da ignoti  scavatori clandestini a caccia di tesori.

Nel III secolo d.C. la piramide  fu inglobata nelle Mura Aureliane, delle quali venne a formare un bastione. L'attuale accesso corrisponde ad una posterula che introduceva in una strada secondaria,  il cui basolato è ancora visibile, in direzione dell'Emporium tiberino.

Nel 1663 furono avviati i primi scavi per impulso di Alessandro VII, come riporta l’iscrizione sulla facciata. All'esterno furono rinvenute le basi delle statue effigianti Gaio Cestio e fu scavato un cunicolo nel corpo nella piramide, che permise di individuare la camera funeraria. Il Borromini inoltre elaborò un progetto per trasformare la cella sepolcrale in chiesa, che tuttavia non fu mai realizzato.

Presso la piramide si erge la magnifica Porta San Paolo, o Porta Ostiensis: si tratta della porta meglio conservata di tutta la cinta delle Mura Aureliane, insieme a Porta San Sebastiano. Nella primitiva costruzione (271-275 d.C.) due fornici gemelli si aprivano tra due torri semicircolari. Nella fase successiva (sotto Massenzio) vennero aggiunti due muri a tenaglia e fu costruita la controporta a due fornici in travertino; vennero inoltre rifoderate le torri. Nella terza fase costruttiva, probabilmente risalente all’epoca di Onorio, si ebbe la riduzione dei due fornici di ingresso ad uno solo, e le due torri furono rialzate. Da questa porta entrarono i Goti di Totila nel 594 d.C.

Proseguendo la nostra passeggiata lungo Viale del Campo Boario in direzione del Cimitero Protestante, potremo ammirare uno dei tratti meglio conservati della cinta muraria di Aureliano, davvero impressionante per la sua imponenza e per lo stato di conservazione.

Giunti a Piazza Bottego, attraverseremo le mura percorrendo via Zabaglia, per giungere al Monte Testaccio. La collinetta artificiale si erge a 36 metri di altezza sulla pianura dell’antico Emporium, il porto fluviale di Roma, delimitata dal corso del Tevere, da via Marmorata e dalla cinta aureliana. La collina si è formata nel corso dei secoli per l’accumulo dei frammenti dei vasi fittili, le testae appunto, che costituivano lo scarto del vicino Emporium e dei giganteschi magazzini repubblicani, chiamati horrea, destinati allo stoccaggio dei generi alimentari che venivano poi distribuiti al popolo di Roma nel contesto delle frumentationes gestite dall’Annona. Le datazioni consolari riportate sui marchi di fabbrica dei vasi e delle anfore consentono di collocare cronologicamente la maggior parte della discarica tra il 140 d.C. ed il 251 d.C. Circa tre quarti dei frammenti sono riconducibili ad anfore olearie della Betica, provincia romana corrispondente alla odierna Andalusia, mentre la restante parte è costituita da anfore olearie africane, di provenienza dalla Bizacena (odierna regione del Sahel, Tunisia settentrionale) e dalla Tripolitania (Libia settentrionale).

Nel Medioevo, il Monte Testaccio fu sede di feste e manifestazioni popolari, tra cui il Ludus Testaccie nel corso del carnevale: i giochi prevedevano il lancio di tori, cinghiali e maiali dalla sommità della collina, che venivano poi catturati e uccisi dagli jocatores e dai lusores appostati alla base del colle. Nella seconda metà del ‘400 la tradizione del carnevale fu spostata a Via del Corso, ma la forte vocazione popolare, festaiola e romanesca è rimasta radicata nella zona, proseguendo con la tradizione dei “grottini” seicenteschi, aperti a partire dal 1670 tutto intorno al colle e destinati a taverne ed osterie, per arrivare fino ai giorni nostri con i numerosi locali tradizionali che offrono cucina casereccia e divertimento per tutta la notte, letteralmente presi d’assalto nei fine settimana.

La passeggiata prosegue per via Zabaglia passando di fronte alla chiesa di Santa Maria Liberatrice in direzione di via Rubattino e via Franklin, dove si conclude l’itinerario, e dove possiamo ammirare gli imponenti resti murari in opus incertum della Porticus Aemilia. La Porticus era un gigantesco edificio di stoccaggio, lungo 487 metri, largo 60 metri, che si estendeva tra le moderne via Marmorata e via Franklin; edificato dagli edili dell’anno 193 a.C., Marco Emilio Lepido e Lucio Emilio Paolo, il grande magazzino era articolato in 50 navate trasversali e otto navate longitudinali sorrette da 294 pilastri in tufo, ed era strettamente connesso ai moli dell’antistante porto fluviale, dove attraccavano le navi onerarie romane portando generi alimentari in enormi quantità, stipati temporaneamente nella Porticus in attesa della distribuzione. A partire dall’epoga dei Gracchi, quando ormai la Porticus Aemilia non era più sufficiente, furono edificati nella zona altri magazzini: gli Horrea Sempronia, Galbana, Lolliana, Seiana, Aniciana, così chiamati dal nome del console in carica nell’anno di costruzione.


*L’itinerario turistico dalla piramide di Gaio Cestio al Testaccio ha una durata di circa 2 ore; l’ingresso al Monte Testaccio è di euro 3,00, gratuito per minori di 18 e maggiori di 65.


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