Una passeggiata nel cuore dell'impero romano: dal Colosseo ai Fori Imperiali

I luoghi.

La valle del Colosseo al tempo di Nerone - L’anfiteatro Flavio, la Meta sudans e l’arco di Tito - I nuovi lavori di Traiano e di Adriano: le Terme sopra la Domus Aurea, il tempio di Venere e Roma e lo spostamento del Colosso neroniano - Il taglio della collina e via dell’impero - Il Foro della Pace e la Forma Urbis -Il Foro di Nerva o Transitorio - I grandi Fori di Cesare, di Augusto e di Traiano.

La storia.

In un arco di tempo di 150 anni fu realizzato l’impianto monumentale dei Fori imperiali e in meno di cento fu sistemata la valle del Colosseo, così come oggi l’abbiamo, con le imponenti rovine.

Fu Cesare, per primo, ad ideare una nuova piazza ad oriente dell’antico Forum, circondata da portici e con un tempio dedicato alla dea Venere.

Fu Nerone, circa un secolo dopo, a voler recintare una buona metà della Roma più antica, confiscando Palatino e collina della Velia, con i colli Oppio e Celio, inclusa la vallata dell’odierno Colosseo, per farne l’immenso giardino e gli edifici della residenza privata dell’imperatore, chiamandola Domus Aurea nel palazzo dominante, ossia casa d’oro: un immenso territorio per le feste e i godimenti di un uomo solo, mentre prima era gran parte della città di tutti. Sembra che l’ingresso della gigantesca residenza fosse segnato dalle arcate attuali dell’Arco di Costantino e che l’intero colle Palatino fosse dimora del despota. Restavano al popolo, bontà sua, la valle del Foro romano con le belle piazze dei Fori attigui di Cesare e di Augusto, e gli affollati vicoli popolari dell’Esquilino, al di là dell’alto muro di tufo eretto da Ottaviano.

Al centro di raffinati giardini imperiali, sempre al tempo di Nerone, era un grande lago ellittico, circondato da portici, sul quale si specchiava la statua di bronzo dorato del Colosso neroniano, alta circa 34 metri, riproducente le fattezze del volto di Nerone come una divinità solare, e più alto di 4 metri del leggendario colosso di Rodi. Il Colosso neroniano era collocato sull’altura della Velia, propaggine orientale del Palatino, accanto ai grandi atrii del vestibolo della casa imperiale, là dove sessanta anni dopo sorse il tempio adrianeo di Venere e Roma.

Di feste eccezionali parlano i cronisti all’interno del vasto recinto imperiale, ma che durarono pochissimi anni. Con la fuga e la morte di Nerone, dopo l’anno di anarchia e di tre imperatori effimeri, Galba, Ottone e Vitellio, il 1° luglio del 69 d.C. fu eletto Vespasiano, il quale restituì al popolo romano il suolo pubblico della vecchia Roma confiscato dal megalomane e cominciò i lavori di un grande anfiteatro, di forma mai vista a Roma, al posto del lago neroniano. Un luogo che fu usato all’inizio per spettacoli navali, dato che al centro era rimasta una grande vasca là dove era il lago. Successivamente, il grande impianto fu usato per Ludi gladiatorii, ossia per combattimenti fra atleti armati di gladium (la spada corta dei romani), oppure, con maggior successo, tra uomini e fiere (venationes, ossia "battute di caccia").

Ottanta arcate di accesso e quattro ordini di posti, su quattro grandi sistemi di collocazione per il pubblico (maeniana), diviso per ordini sociali dai senatori fino alla gente comune, scandivano la mirabile organizzazione degli ingressi e delle uscite della folla, in modo che si evitassero le scene di panico ricordate, in altre zone di Roma, nel terribile incendio neroniano del 64 d.C. Ancora si leggono, sopra gli ottanta archi del piano terreno, i numeri romani degli ingressi, che erano riportati sulle tessere di accesso in terracotta assieme agli ordini di posti, al settore e alla gradinata assegnata ad ogni spettatore.

L’anfiteatro Flavio è il simbolo stesso della eternità di Roma e manifesta la tecnica architettonica matura del suo tempo: un’ellisse perfettamente strutturata, con l’asse maggiore di 188 metri e il minore di 156, un’altezza complessiva di 50 metri (il Palatino è alto 54 metri), divisa in quattro ordini architettonici che corrispondono ai quattro ordini di posti dell’interno. Alla sommità, un complesso impianto di vele, chiamato "velarium", manovrato da pennoni issati lungo il completo cornicione di 527 metri di circonferenza, assicurava una copertura di tutto il pubblico dell’anfiteatro, all’ombra del solleone ed al riparo dalle piogge. A ciò badava un’intera ciurma di 100 marinai della flotta di Capo Miseno, che prestavano il servizio militare come addetti al velarium del Colosseo ed alloggiavano in una caserma appositamente costruita per loro, i Castra Misenatium.

Ben cinque secoli restò in funzione questo enorme impianto per spettacoli, cioè fino alla metà del VI secolo. L’imperatore Teodosio vietò i combattimenti con spargimento di sangue e morti, attorno all’anno 390, quando la folla inferocita linciò il santo monaco Telemaco che era sceso nell’arena per impedire le uccisioni tra gladiatori. Ma alcune feste e gare continuarono, praticamente fino allo spopolamento di questa parte della città. Una delle ultime venationes fu offerta al pubblico dal console Massimo nel 523 per festeggiare la sua elezione al consolato; il permesso fu accordato dall'imperatore Teodorico, sia pure con una certa riluttanza.

L’arco di Tito, che vediamo in cima al primo tratto della Sacra via percorsa dai grandi generali in trionfo, è il più antico di quelli rimasti in piedi dall’età classica:  fu eretto per volere del Senato per il suo trionfo sugli Ebrei dopo la guerra giudaica del 69-71 d.C.. Ma quello che vediamo fu in gran parte ricostruito, nel secondo decennio del 1800, per volere di papa Pio VII. Del vero ed antichissimo arco di Tito restano le pietre della volta interna, coi bassorilievi narranti il trionfo, mentre dell’esterno, completamente rifatto, restano solo pochi frammenti; anche la grande iscrizione dedicatoria è ripresa da trascrizioni antiche.

Meglio conservato, anche se fu inserito come l’arco di Tito in un enorme fortilizio dei Frangipane durante alcuni secoli del Medioevo, è l’arco di Costantino. Questo sembra - in seguito a studi degli anni 1990 - che fosse preesistente, di almeno due secoli, al trionfo di Costantino, decretato dal Senato dopo la vittoria su Massenzio e la marcia su Roma del 28 ottobre del 312.

E’ stato infatti documentato, da un gruppo di archeologi che lì ha scavato fin nelle fondamenta più antiche dell’arco, che la base risale almeno al tempo dell’imperatore Adriano (117-138 d.C.). Lo dimostrerebbe, del resto, anche gran parte delle decorazioni a rilievo dell’arco, probabilmente dedicato a lui in prima edizione. Ma secondo un’altra ipotesi, là dove adesso è l’arco trionfale era il solenne ingresso, riservato all’imperatore soltanto e alla sua corte, della vastissima Domus Aurea di Nerone. Dell’arco di Costantino, dunque, sarebbe certamente costantiniana solo la grande iscrizione della sommità, ripetuta due volte (da oriente e da occidente), che parla di una “ispirazione divina” in seguito alla quale il generale ribelle, Costantino, avrebbe vinto sull’imperatore pagano, Massenzio. Restaurato e ripulito di recente, l’intero arco è quindi una sorta di antologia di sculture e rilievi romani, da Adriano (e forse Traiano) fino a Costantino. 

Altri scavi lungo le pendici della Velia, a nord, e sotto le terme di Tito e la Domus del Colle Oppio, a nord-est, avrebbero rivelato i porticati che Nerone aveva fatto costruire attorno al bel lago artificiale, poi sostituito da Vespasiano con il Colosseo. Sopra una parte dei portici furono poi costruite fra il 79 e l’81 d.C., dal figlio di Vespasiano, le Terme di Tito, delle quali sporgono alcuni robusti pilastri di mattoni dalla scarpata che sovrasta oggi l’ingresso della metropolitana. Poco più oltre, sui resti della sontuosa Domus Aurea, in altura, furono realizzate le Terme di Traiano (98-117 d.C.).

Il Colosso di Nerone, che ha lasciato il nome popolare perfino all’anfiteatro, costruito in realtà nel decennio dopo la morte del tiranno, dove era esattamente? Il Colosso, che originariamente era sull’altura della Velia, più o meno dove è oggi la chiesa di Santa Francesca Romana, fu trasferito da Adriano più in basso, nel tratto fra il Colosseo e i pesanti basamenti del nuovo tempio (dedicato a Venere e Roma), spostandolo senza coricarlo ed utilizzando per lo scopo un tiro di 24 elefanti. Ma già dai tempi dei predecessori, da Vespasiano a Traiano, il Colosso era mutato di fisionomia, prendendo volta per volta quella del Cesare di turno. Da ultimo, posto più in basso, sul basamento ritrovato e segnato da un’aiuola con alberelli, il colosso, sempre di bronzo dorato, volle rappresentare il dio Sole, con una vistosa raggiera attorno alla testa. Solo un secolo dopo Adriano, Caracalla gli fece cambiare personaggio, togliendo la raggiera e aggiungendovi clava e pelle di leone: nei panni di Ercole, non più del dio Sole.

Del Colosseo si conosce l’architetto, Marco Rabirio, e anche del pavimento della piazza, a grandi blocchi di marmo, che circondava l’anfiteatro, specie sul lato nord-est a ridosso del Colle Oppio. Il lato della piazza a sud e sud-est, ora sotto la scarpata del Celio, era sovrastato dall’enorme tempio neroniano dedicato al predecessore, il divo Claudio, e faceva parte del grande recinto privato imperiale. Di fronte al lago di Nerone e su un altro lato del Celio, sull’odierna via Claudia, davano acqua enormi fontane, dette Ninfei, su grandi vasche.

Quando poi il lago neroniano fu sostituito dall’anfiteatro, forse al tempo di Domiziano che completò ed inaugurò il Colosseo, un’altra fontana con vasca circolare fu posta tra l’anfiteatro e la salita della Velia, con un bel getto al centro. Rimastane in piedi l’ossatura per tutto il medio evo e l’età moderna (fino al 1936 quando fu incredibilmente demolita), venne sempre chiamata Meta sudans: perchè continuava a trasudare acqua da condutture millenarie.

Oggi il gran traffico automobilistico, canalizzato dopo il 1936 per la larga via di parata dei Fori imperiali (battezzata allora “via dell’Impero”), è orientato verso piazza Venezia. Ma noi vorremmo ripercorrere le vie antiche, evitando di praticare il primo tratto di percorso stradale reso possibile col poderoso sbancamento di un ampio dosso della Velia alle spalle della basilica di Massenzio e Costantino: uno scavo che coinvolse pure una vecchia villa rinascimentale, posta al congiungimento tra la Velia e il Fagutale, a nord-est. No, cercheremo invece il percorso della Roma classica: che per la via Trionfale o Sacra, passa sotto l’arco di Tito, scende al vecchio Foro Romano e a destra al Foro di Cesare, con i portici che lo circondavano, attorno alla base del tempio di Venere Genitrice. Potremo così renderci conto, percorrendo vie di due millenni fa, della successione delle piazze imperiali, realizzate in poco più di un secolo da Augusto fino a Traiano.

Nell’ordine di costruzione vedremo le aree del Tempio e Foro della Pace, di Vespasiano, del tempietto della Forma Urbis (oggi basilica dei Santi Cosma e Damiano), del lungo e stretto Foro di Nerva, detto anche Transitorio (tra il Foro della Pace e quello di Augusto). Infine, riscoperti tra antiche basi di case medievali, i due fori più grandi della Roma imperiale: quello quasi quadrato di Augusto, con il tempio dedicato a Marte vendicatore (degli assassini di Cesare) e quello ancor più grande di Traiano, con la trasversale basilica Ulpia, dal nome gentilizio proprio di questo imperatore, fino alla Colonna Traiana che, fra i terrazzi di due antiche biblioteche oggi crollate, narra ancora le gesta di questo imperatore soldato.


*L'itinerario dal Colosseo ai Fori Imperiali è una romantica e comoda passeggiata di circa 1 ora e mezza; l'ingresso è gratuito in tutti i monumenti. Il punto di partenza è alla fermata della metropolitana B "Colosseo", il punto di arrivo è alla colonna Traiana.


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