Il Curator Aquarum era una delle più importanti cariche pubbliche dell’antica Roma. Era assegnata a senatori di rango consolare, e offriva al magistrato il completo controllo dell’approvvigionamento idrico di Roma.
Fino all’epoca protoimperiale, fu competente per la cura degli acquedotti il censore, vale a dire il funzionario responsabile delle opere pubbliche, in collegialità con un edile curule e con i questori, che si occupavano dell’aspetto finanziario, dai fondi per la realizzazione delle opere alla manutenzione e alla retribuzione degli operai.
Il censore affidava la costruzione di un acquedotto tramite la concessione in appalto, e si occupava poi del collaudo una volta completata l’opera, mentre l’edile gestiva la effettiva distribuzione delle acque e l’erogazione.
Dopo un breve arco di tempo in cui Agrippa (con il benestare di Augusto) si occupò direttamente del controllo di tutta la rete idrica di Roma, alla sua morte l’amministrazione passò direttamente nelle mani dell’imperatore, il quale la affidò ad una commissione di tre senatori che poi accorpò in un vero e proprio ufficio imperiale, in cui il più alto in grado dei tre rivestiva la carica di Curator Aquarum.
Il potere del Curator Aquarum era tale da permettergli il controllo indiscusso della gestione dell’intero apparato idrico urbano: manutenzione degli acquedotti, riscossione dei canoni, distribuzione del flusso, regolarità dell’approvvigionamento.
In quanto magistrato di rango senatorio aveva diritto alla toga praetexta, alla sella curulis e godeva di numerosi privilegi, tra cui l’immunità. Aveva alle sue dipendenze tecnici, architetti, ingegneri, amministrativi e inoltre i 240 schiavi di Agrippa che Augusto aveva trasformato in “schiavi pubblici” (cioè mantenuti dallo Stato) con ruoli diversi, a cui ne furono aggiunti altri 460 all’epoca di Claudio.
Il Curator Aquarum rimase in attività per circa tre secoli; con Diocleziano iniziò a perdere rilievo, e la gestione dell’approvvigionamento idrico fu trasferita ad un nuovo funzionario imperiale, il Consularis Aquarum.
Dopo il 330 la gestione degli acquedotti fu definitivamente assegnata al praefectus urbis.