I luoghi.
La progettata via di nord-est della stella di Sisto V - La stazione di santa Bibiana - Porta Tiburtina antica - Santa Ciriaca e san Lorenzo al Verano - Storia di tre basiliche antiche e di una catacomba - Quando san Lorenzo era una piccola città fortificata - Il camposanto del Verano.
I fatti.
Sisto V, che fu papa per soli cinque anni, aveva progettato una grande stella a otto punte sul suolo di Roma, straripante anche oltre l'anello gigantesco delle mura Aureliane. Erano gli anni 1585-90.
Il centro di Roma cristiana, da lui disegnato con l'aiuto dell'architetto ticinese Domenico Fontana, era santa Maria Maggiore. E l'unica via rettilinea da lui progettata ma mai realizzata, neppure dai suoi successori, era il grande stradone di nord-est: la via che doveva condurre i pellegrini alla quinta basilica patriarcale di Roma, dipendente direttamente dal Papa, Patriarca dell'Occidente cristiano, san Lorenzo al Verano.
Nella gerarchia delle Sette chiese, san Lorenzo per antonomasia veniva subito dopo le quattro basiliche con la Porta santa. Ossia dopo san Pietro, san Giovanni, santa Maria Maggiore e san Paolo. La strada sognata da papa Sisto doveva partire dal fianco nord di santa Maria Maggiore, costeggiare il muro della villa che aveva abitato da cardinale (la famosa villa Montalto) in leggera salita fino all'altura di Termini, e poi puntare diritta fino a porta Tiburtina, lasciando su un tratto l'antica chiesa della martire Santa Bibiana. Il rettilineo, varcata l'antica porta che conduceva a Tivoli, ad est del vecchio recinto del Castro Pretorio, doveva proseguire in leggera discesa fino alla antica porta di una piccola città fortificata: Laurenziopoli, ossia la città di Lorenzo, il santo della graticola, era stata cinta di mura da un papa del medioevo, Clemente III, romano (1187-91), che verso la fine del XII secolo (ossia al tempo delle Crociate) cominciò la costruzione della cittadella sacra, dotandola di una guarnigione armata ed affidandola alla custodia di un abate benedettino. Fece anche costruire presso la basilica un convento per i monaci con un bel chiostro romanico, che ancora si può visitare.
Attorno alla basilica e soprattutto sulla destra della millenaria via Tiburtina era dunque una città cinta di mura, separata da Roma da circa un chilometro di strada, che ha dato origine al quartiere popolare di san Lorenzo. Le mura del castro Laurenziano, ossia della cittadella, restarono in piedi fino a metà Ottocento. Ossia fino a quando non si decise di costruire presso san Lorenzo e sulla collina dietro la basilica, sulla destra della via Tiburtina, il primo cimitero monumentale di Roma moderna (già progettato 50 anni prima secondo le nuove leggi di Napoleone, che vollero i camposanti fuori le mura).
Ma la collinetta tufacea di san Lorenzo, alla quale è addossata l'odierna basilica, divenne sacra al martire fin da quando, al tempo dell'imperatore Valeriano, il santo subì il martirio, ossia tra il 250 e il 260. San Lorenzo, capo dei diaconi della Chiesa di Roma in tempo di persecuzione, subì il terribile martirio del fuoco e fu sepolto nelle Catacombe di Ciriaca, in una cappella scavata nel tufo della collinetta alla quale si accedeva dall'alto, ossia da una piccola traversa della via Tiburtina. Questa cappella, o cripta, fu tanto frequentata dai fedeli che settanta anni dopo l'imperatore Costantino, ammirato del coraggio del giovane martire, fece costruire una chiesa sopra la tomba, sulla sommità della collinetta, ma demolendo una parte delle antiche catacombe. Un pò come ha fatto per la basilica sulla tomba di san Pietro, in Vaticano. Correvano gli anni tra il 320 e il 330, dopo l'editto di liberazione dei cristiani da ogni persecuzione (anno 313) e prima che Costantino lasciasse Roma per la nuova capitale sul Bosforo, Costantinopoli, nel 330.
Due secoli dopo Costantino, un altro papa romano, Pelagio I, ampliò la basilica costantiniana che aveva l'ingresso a nord-est, da una traversa della via Tiburtina, e l'abside all'opposto della attuale. Questa basilica di papa Pelagio I, con splendidi capitelli corinzi e matronei, come a sant'Agnese sulla via Nomentana, restò in vita sei secoli dal VI al XII. Accanto, fin dai tempi di Costantino, era stata costruita una seconda e ben più grande basilica cimiteriale, a forma di circo e con una grande abside, per ospitare sepolcri cristiani e più grandi celebrazioni. Questa fu chiamata basilica maior, mentre quella sulla tomba di San Lorenzo era detta basilica minor. Esattamente come a sant'Agnese sulla Nomentana, ove accanto all'antica basilica costruita in età bizantina sulle catacombe, sorse poi, parallela, una ben più grande basilica cimiteriale, della quale si vedono ancora le possenti mura perimetrali con ampia abside rotonda, dalla piazza Annibaliano e da corso Trieste.
La basilica di san Lorenzo, quella grande, così come quella costantiniana di sant'Agnese sulla Nomentana, furono abbandonate ai tempi delle grandi invasioni dei secoli successivi e restarono le basiliche più piccole, dette "ad Corpus", ossia "sul corpo" degli stessi martiri. Roma perdeva molta popolazione e rari pellegrini si recavano a questi santuari, rimasti in aperta campagna, fuori le mura Aureliane.
Ma nella rinascita europea dei primi secoli dopo l'anno mille, i papi vennero in soccorso delle grandi basiliche fuori mano. Papa Onorio III, romano come papa Clemente III (1189-91) che costruì Laurenziopoli, decise ai primi del 1200 di ampliare la venerata basilichetta di papa Pelagio. Anzi, decise di costruire una grande basilica nuova, addossandola ed unendola alla precedente con l'abbattimento dell’antica abside. Ne risultò una grande basilica tre volte più lunga dell'antica, che divenne il presbiterio del nuovo tempio, ossia la parte riservata al clero. Del resto, la basilichetta di papa Pelagio era ad un livello un pò più alto, per cui il presbiterio con l'altar maggiore, rivolto verso la città di Roma, risultò in luogo elevato. Vi fu aggiunto uno splendido baldacchino ed un pavimento cosmatesco dei più belli in Roma.
La nuova basilica di papa Onorio, finita negli anni 20 del 1200, aveva un bel portico aperto verso Roma e la via Tiburtina, su una piazzetta cinta da mura. Nel portico, delicati pittori del '200 raccontarono fatti dei santi martiri e diaconi, Lorenzo e Stefano.
Santo Stefano era stato il primo martire in assoluto della Chiesa, in Gerusalemme. Ed era, come lo fu due secoli dopo San Lorenzo, il capo dei diaconi, ossia l’amministratore dei beni della comunità cristiana. Il gemellaggio tra i due santi, diaconi e martiri, era considerato negli anni delle Crociate e del periglioso viaggio in Oriente, un segno di gemellaggio delle due città sante: Gerusalemme e Roma.
Il nostro itinerario, che ripercorre le vie della storia cristiana di Roma, comincia questa volta, anzichè dalla chiesa perno per gli itinerari dei pellegrini, ossia da santa Maria Maggiore, dalla piccola ma assai antica basilichetta di santa Bibiana.
Questa chiesa, dedicata alla giovane martire che affrontò il supplizio durante l'ultima persecuzione in Roma, quella di Giuliano l'Apostata, il quale regnò pochi decenni dopo Costantino dal 361 al 363, era stata costruita già nel IV secolo. Fu restaurata nel 1224, dallo stesso papa Onorio III che aveva ampliato san Lorenzo. Lo stesso pontefice, fortificata la chiesa, vi fece costruire accanto un convento per ospitarvi monache incaricate di curare la manutenzione e l’assistenza alla piccola borgata, che sorgeva tra le rovine degli antichi Horti Liciniani (dell’imperatore Licinio Gallieno), nella zona dell’odierna stazione Termini.
Santa Bibiana fu onorata con i vicini sepolcri della sorella Demetria, della madre Drafosa e del padre Flaviano, tutti martiri sotto Giuliano l'Apostata. Ma la basilica divenne più bella con l’opera di due giovani artisti che avrebbero fatto parlare di sè nei secoli successivi. In vista dell'anno santo 1625, papa Urbano VIII Barberini chiamò lo scultore ventenne Gianlorenzo Bernini e il pittore Pietro Berettini da Cortona, di un anno più anziano del primo, a lavorare insieme per rinnovare la basilica fuori mano. Bernini disegnò la facciata nuova in travertino, e scolpì alcune statue, negli anni stessi in cui stupiva tutti con il Davide e con l’Apollo e Dafne. Pietro da Cortona faceva i primi capolavori con pitture a fresco. Correvano circa mille anni da quando, nell’anno 682, papa Leone II aveva fatto portare qui, dalle catacombe di Generosa alla Magliana, allora abbandonate, i corpi santi dei martiri Faustino, Simplicio e Viatrice (o Beatrice). Martiri romani venerati anche in Germania come santi patroni, poiché alcune reliquie dei "martiri della Magliana" furono inviate da un papa a Fulda, città che fu culla del primo cristianesimo in quella regione.
La porta Tiburtina del tempo di Aureliano e di san Lorenzo oggi è chiusa, murata. Era un arco trionfale in onore di Augusto che aveva portato a Roma gli acquedotti delle acque Tepula e Iulia. Nell’anno 273 l'imperatore Aureliano incluse l’arco e parte degli acquedotti antichi nella cinta di mura, lunga 19 chilometri, da lui voluta per la difesa della città. Poiché nell’architrave erano dei crani di tori, fu detta anche Porta Taurina. Ma nel medioevo prevalse il nome di porta di san Lorenzo perché percorsa dai pellegrini alla nota basilica suburbana. Con moderni lavori la via Tiburtina ha preso un altro percorso e non è più in asse con l’antica porta romana. Resta una "via di porta Tiburtina" che ci conduce all’uscita classica dalle mura.
La basilica di san Lorenzo, semidistrutta dal bombardamento anglo-americano del 19 luglio 1943 che, tra le 11 e le 12, fece molte vittime nel popoloso quartiere di san Lorenzo, negli anni '50 è stata ricostruita com’era. Presso l’antica croce eretta nella piazza antistante su una colonna antica da papa Pio IX, che fece realizzare accanto alla basilica il primo cimitero monumentale di Roma, più o meno là dove era stata demolita la cinta di mura di Laurenziopoli, sorge un altro monumento: è eretto in onore di Pio XII che si recò tra il popolo, durante lo stesso bombardamento, a confortare feriti e parenti delle vittime, in quel terribile luglio '43. La statua bronzea del papa, in atto di benedizione in un suo gesto ben noto ai romani di allora, è dello scultore toscano Antonio Berti.
All’interno della basilica, nell’atrio ricostruito dopo la guerra, è un altro capolavoro scultoreo moderno: la tomba di Alcide De Gasperi, realizzata plasticamente da Giacomo Manzù in bronzo dorato. Più oltre, nella cripta dell’antica basilica, è la tomba ricca di mosaici dell’Ottocento di papa Pio IX. Il suo lungo funerale, partito da san Pietro nel 1878, era stato aggredito presso il Tevere da una banda di teppisti anticattolici. Ma un nutrito gruppo di giovani cattolici salvò il feretro del papa dalle ingiurie dei delinquenti.